Quali sono le poesie di Carnevale più belle di sempre? Da Gianni Rodari a Gabriele D’Annunzio, passando per Trilussa: scopriamole tutte.

Il Carnevale, periodo dell’anno particolarmente festoso e allegro, ha ispirato tantissimi autori. Dal grandissimo Gianni Rodari al vate Gabriele D’annunzio, passando per l’ironico Trilussa: sono tanti i grandi che hanno dedicato all’atmosfera carnascialesca versi in rima e non. Scopriamo le poesie di Carnevale più belle di sempre.

Poesie di Carnevale per bambini e adulti

Il collegamento tra poesie di Carnevale e scuola primaria nasce spontaneo quando qualcuno parla di versi in rima, e non, dedicati a questo particolare periodo dell’anno. Eppure, molti di questi scritti non sono destinati solo ad un pubblico di bambini, ma anche a quello dei grandi. Alcune fanno semplicemente sorridere, mentre altre inducono a profonde riflessioni. Quest’ultime, nella maggior parte dei casi, non si colgono ad una prima lettura e difficilmente cattureranno l’attenzione dei ragazzi. Fatta questa breve ma doverosa premessa, entriamo nel vivo dell’atmosfera di Carnevale con un grandissimo autore: Gianni Rodari. Senza ombra di dubbio, la sua poesia più famosa dedicata alle maschere è proprio Carnevale:

Viva i coriandoli di Carnevale,
bombe di carta che non fan male!
Van per le strade in gaia compagnia
i guerrieri dell’allegria:
si sparano in faccia risate
scacciapensieri,
si fanno prigionieri
con le stelle filanti colorate.
Non servono infermieri
perché i feriti guariscono
con una caramella.
Guida l’assalto, a passo di tarantella,
il generale in capo Pulcinella.
Cessata la battaglia, tutti a nanna.
Sul guanciale
spicca come una medaglia
un coriandolo di Carnevale.

Il grandissimo Trilussa, invece, ha scritto La Maschera:

Vent’anni fa m’ammascherai pur’io!
E ancora tengo er grugno de cartone
che servì p’annisconne quello mio.
Sta da vent’anni sopra un credenzone
quela Maschera buffa, ch’è restata
sempre co’ la medesima espressione,
sempre co’ la medesima risata.
Una vorta je chiesi: E come fai
a conservà lo stesso bon umore
puro ne li momenti der dolore,
puro quanno me trovo fra li guai?
Felice te, che nun te cambi mai!
Felice te, che vivi senza core! –
La Maschera rispose: E tu che piagni
che ce guadagni? Gnente! Ce guadagni
che la gente dirà: Povero diavolo,
te compatisco… me dispiace assai…
Ma, in fonno, credi, nun j’importa un cavolo!
Fa’ invece come me, ch’ho sempre riso:
e se te pija la malinconia
coprete er viso co’ la faccia mia
così la gente nun se scoccerà…
D’allora in poi nascónno li dolori
de dietro a un’allegia de cartapista
e passo per un celebre egoista
che se ne frega de l’umanità!

Poesie di Carnevale per bambini piccoli

Una delle poesie di Carnevale utile per illustrare ai bambini le varie maschere italiane è Il vestito di Arlecchino di Gianni Rodari:

Per fare un vestito ad Arlecchino
ci mise una toppa Meneghino,
ne mise un’altra Pulcinella,
una Gianduja, una Brighella.
Pantalone, vecchio pidocchio,
ci mise uno strappo sul ginocchio,
e Stenterello, largo di mano
qualche macchia di vino toscano.
Colombina che lo cucì
fece un vestito stretto così.
Arlecchino lo mise lo stesso
ma ci stava un tantino perplesso.
Disse allora Balanzone,
bolognese dottorone:
“Ti assicuro e te lo giuro
che ti andrà bene li mese venturo
se osserverai la mia ricetta:
un giorno digiuno e l’altro bolletta!”.

bambini travestiti per carnevale

Con la firma di Gabriele D’Annunzio abbiamo un’altra poesia meravigliosa poesia, ovvero Carnevale vecchio e pazzo:

Carnevale vecchio e pazzo
s’è venduto il materasso
per comprare pane, vino,
tarallucci e cotechino.
E mangiando a crepapelle
la montagna di frittelle
gli è cresciuto un gran pancione
che somiglia ad un pallone.
Beve, beve all’improvviso
gli diventa rosso il viso
poi gli scoppia anche la pancia
mentre ancora mangia, mangia.
Così muore il Carnevale
e gli fanno il funerale:
dalla polvere era nato
e di polvere è tornato.

Sempre firmata da Rodari, abbiamo Scherzi di Carnevale:

Carnevale,
ogni scherzo vale.
Mi metterò una maschera
da Pulcinella
e dirò che ho inventato
la mozzarella.
Mi metterò una maschera
da Pantalone,
dirò che ogni mio sternuto
vale un milione.
Mi metterò una maschera
da pagliaccio,
per far credere a tutti
che il sole è di ghiaccio.
Mi metterò una maschera
da imperatore,
avrò un impero
per un paio d’ore:
per volere mio dovranno
levarsi la maschera
quelli che la portano
ogni giorno dell’anno…
E sarà il Carnevale
più divertente
veder la faccia vera
di tanta gente.

Filastrocche di Carnevale

Una filastrocca di Carnevale per la scuola primaria si intitola Viva le maschere di Adriano Caramellino:

Viva le maschere! Evviva! Evviva!
Io ti conosco, maschera bella:
tu sei Gianduja, tu sei Brighella,
qui Colombina con Pantalone,
quindi Arlecchino con Pulcinella.
O mascherine, chi ve l’ha fatto
quell’abituccio tutto a colori
quell’abituccio che ci ricorda
la primavera coi mille fiori?
Chi ve l’ha messa nel fondo del cuore
quell’allegrezza che a tutti date?
O mascherine, grazie di cuore
per tanta gioia che ci portate.

Infine, tra le filastrocche di Carnevale per la scuola primaria non può mancare Il vestito dell’amicizia:

Il vestito dell’amicizia
Arlecchino, poverino
non aveva vestitino.
Ogni bimbo gli ha portato
un pezzetto colorato
e la mamma gli ha cucito
un bellissimo vestito.
È di tanti bei colori
come tanti sono i cuori
che han donato la letizia
con un gesto d’amicizia.

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Ultimo aggiornamento: 02-01-2022


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