Platinette racconta la sua adolescenza, quando la fidanzata rimase incinta a 17 anni…

Platinette si è raccontata a The Real, a cui ha svelato alcuni retroscena della sua adolescenza, quando la fidanzata 17enne rimase incinta…

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Platinette, ovvero Mauro Corucci, si è raccontato in una lunga intervista a The Real, a cui ha svelato alcuni retroscena della sua adolescenza. Tanti anni fa la sua fidanzata 17enne rimase incinta ed insieme decisero di non tenere un bambino che oggi avrebbe 42 anni. Quest’episodio lo ha molto scosso, generando in lui dei profondi sensi di colpa, anche se riconosce che forse è stata la scelta migliore.

Platinette: “Mio figlio avrebbe oggi 42 anni!”

Platinette
FONTE FOTO: FB_Platinette

Queste le parole di Platinette: “Ancora oggi ho un senso di colpa profondissimo. Quando avevo 17 anni, a un passo dagli esami di maturità, la mia ragazza di allora è rimasta incinta. Lo dico con tutto il cinismo di cui sono diventato proprietario. Anche le decisioni che non sembrano ben ponderate, come quelle prese da giovanissimi, comportano una marea di responsabilità che ti assalgono. In quel periodo in Italia non esisteva ancora una legge che regolamentasse l’interruzione di gravidanza. Eravamo due coppie e ogni tanto si usciva dal cosiddetto campo della normalità. Avevamo io e quest’altro ragazzo due fidanzate che non sapevano che anche tra noi c’era una storia. Non era la doppiezza, ma l’indecisione di non sapere cosa stavi diventando. Nell’incidente di percorso ci fu questa gravidanza e decidemmo di non affrontarla: avrebbe scombinato la nostra vita”.

Ha così riflettuto su quel figlio mai nato: “Se fosse nato oggi avrebbe avuto 42 anni. Si sarebbe ritrovato un padre che esce vestito come una battona di quinta categoria. Io ho un’esistenza molto faticosa: sono un borderline. Non avendo una particolare inclinazione alla socievolezza, essendo un animale molto individualista e non capace di comunicare, non vorrei diventare un modello per nessuno”.

Corucci ha infine ricordato la sua infanzia, nella quale è stato un bambino alquanto solitario: “Ero un bambino molto magro e solitario. La mia famiglia non era certo quella del Mulino Bianco, è stata un po’ disgraziata. Abbiamo fatto il trasferimento dalla campagna – dalla provincia di Parma – in città: i miei cominciarono a fare gli operai e hanno vissuto male l’abbandono delle tradizioni contadine. Nella nostra miseria, quando vidi arrivare a casa la televisione, ricordo che per me era come un totem. I miei genitori imparavano l’italiano – perché non lo sapevano ancora bene – grazie a ‘Non è mai troppo tardi’. Un programma televisivo diventava la possibilità per gli italiani del boom economico di istruirsi”.