Pena ridotta a 20 anni per Parolisi responsabile dell’omicidio della moglie Melania Rea

La Corte d’Assise d’Appello di Perugia ha rimodulato la condanna dell’ex caporal maggiore dopo l’annullamento dell’aggravante crudeltà da parte della Cassazione. Per Salvatore Parolisi 20 anni di carcere

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La Corte d’Assise d’Appello di Perugia ha deciso: non più 30 ma 20 gli anni che Salvatore Parolisi dovrà scontare in carcere per aver ucciso la moglie Melania Rea.

Un ricalcolo reso necessario dal pronunciamento della Cassazione dello scorso 10 febbraio, quando la suprema corte aveva annullato l’aggravante della crudeltà.

I giudici perugini hanno quindi accolto in pieno la richiesta del sostituto procuratore generale Giancarlo Costagliola: la riduzione da 30 a 20 anni di reclusione, accompagnata dalla sollecitazione del sostituto pg a non concedere a Parolisi le attenuanti generiche.

L’ex caporal maggiore, unico imputato per l’omicidio della moglie, fu condannato in primo grado all’ergastolo, con isolamento diurno.

Parolisi era assente in aula durante la lettura della sentenza. Presenti invece il padre e il fratello della vittima, Gennaro e Michele Rea, accompagnati dal loro legale di parte civile, Mauro Gionni.

Melania Rea fu uccisa il 18 aprile del 2011 con 35 coltellate, il suo corpo venne ritrovato nel boschetto delle Casermette, a Ripe di Civitella del Tronto, in provincia di Teramo.

Il fratello di Melania, Michele ha detto:

“Melania ha avuto giustizia, ma purtroppo nessuno ce la ridarà. E’ duro ricominciare, ma lo faremo con la consapevolezza che l’assassino resterà per un po’ di anni in carcere. Potremo ricominciare, anche se lo dico tra virgolette, una nuova vita”.

I legali della difesa di Parolisi, Walter Biscotti e Nicodemo Gentile avevano avanzato alla Corte d’Assise d’Appello la richiesta di un “doppio sconto”, puntando proprio sul riconoscimento delle attenuanti generiche dopo l’esclusione della crudeltà.

Secondo i difensori di Salvatore Parolisi c’erano:

“Tutti gli elementi per concedergli le attenuanti generiche, come il fatto che sia un giovane, incensurato e militare irreprensibile”.

Un giudizio evidentemente non condiviso dalla corte perugina, che non ha assecondato la richiesta del team difensivo di Parolisi.