La paura d’invecchiare, un fantasma della società di oggi

La paura d’invecchiare è una delle caratteristiche principali della società contemporanea; la terza età come prosecuzione di infanzia e giovinezza.

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Nella società che impone in un certo qual senso, la giovinezza eterna, la paura d’invecchiare è un sentimento prima di tutto normale, ma anche, purtroppo abbastanza diffuso. Una paura che viene vissuta in maniera differente tra uomini e donne, entrambi però alla ricerca disperata del siero dell’eterna giovinezza che però non è stato ancora inventato. Come sempre nei fatti non si può generalizzare, ma per sommi capi si può dire che la paura è sempre un effetto che consegue fatti, eventi, emozioni, in genere imprevisti e che, comunque, ci appaiono devastanti.

L’invecchiare non solo è prevedibile, ma è anche naturale e inevitabile. Per secoli, i gruppi sociali sono stati solidali, nel vivere, dedicando parte notevole delle loro energie agli altri, ritrovando parte della propria identità scandita da tradizioni e culture. In tali contesti la vecchiaia veniva associata al riposo, all’esperienza. Nel post ‘900, il pensiero sociale collettivo, per via delle scoperte tecnologiche, ha visto diminuire la fatica fisica del lavoro, donando più tempo alle persone.

Queste, hanno cominciato ad impiegarlo più per se stesse che per gli altri. Col passare degli anni, i modificati stili di vita e alimentari, il maggiore benessere economico e della salute, hanno influito su alcuni fattori sociali che hanno privilegiato e messo al centro delle aspettative, l’affermazione di sé attraverso la capacità di produrre. A tutto ciò ha fatto eco il successo, il danaro e il possesso delle cose, come forma di identità accessoria e, in alcuni casi, anche sostitutiva. Queste componenti sociologiche non per tutti, ma per molti, hanno contribuito a far percepire la vecchiaia “in anticipo”, e anche come fantasma negativo che sottrae molti di questi benefit.

Il tutto ha influito nel prolungare lo stadio del narciso che è in noi e che, una volta superata infanzia e giovinezza, dovrebbe esaurirsi o rivelarsi solo come sana attenzione al proprio sé e invece resta come una condizione nefasta che non consente di invecchiare serenamente.