Andare dal medico per farsi curare con una medicina è l’abitudine, ma pare che parole e farmaci valgono allo stesso modo. Scopriamo che significa!

Secondo la scienza le parole buone alleviano malattia e sofferenza tramite un meccanismo non psicologico, ma fisico. Quindi parole e farmaci avrebbero la stessa valenza: un sorriso, una carezza, un incoraggiamento possono curare il corpo, oltre che l’anima.

Terza dose Vaccino, a chi spetta prima e quanto dura.

Fabrizio Benedetti, neurofisiologo del Dipartimento di neuroscienze dell’universita’ degli Studi di Torino, in occasione della presentazione di una ricerca della Fondazione Giancarlo Quarta onlus sull”effetto placebo’ del rapporto empatico tra medico e paziente, ha spiegato:

“Le suggestioni verbali positive agiscono sulle stesse vie biochimiche bersagliate dai farmaci. Un esempio? Abbiamo dimostrato che determinate parole inibiscono l’enzima ciclossigenasi, lo stesso che viene bloccato quando prendiamo un’aspirina per farci passare un dolore. Un concetto emerso dagli studi di neurobiologia, che abbiamo gia’ dimostrato e che ora stiamo approfondendo e’ che invitare un paziente a credere fortemente in un trattamento puo’ produrre reali benefici terapeutici. I primi lavori sul Parkinson li abbiamo cominciati nel 2004 e da qualche mese, prima dell’estate, abbiamo avviato una collaborazione con la Fondazione Quarta per nuovi protocolli di indagine”.

Le parole buone possono sostituire i farmaci?

“Capire se e’ possibile sfruttare i meccanismi innescati dalle suggestioni verbali positive per ridurre l’assunzione di medicinali e’ un’altra domanda alla quale stiamo cercando di rispondere. Anche se e’ gia’ stato osservato, e pubblicato che se diamo alternativamente farmaco vero e placebo per un lungo periodo, alla fine e’ possibile dimezzare la dose del medicinale”.

In cantiere, in particolare, c’e’ un progetto che punta a misurare la reazione dei singoli neuroni a parole positive ‘somministrate’ a malati di Parkinson sottoposti a impianto di pacemaker cerebrale. L’obiettivo, dunque, e’ valutare come il cervello si attiva in risposta a un’iniezione di ottimismo.

Questo studio è importante anche per modificare il rapporto medico paziente, molto spesso freddo e limitato alla cura. Un medico empatico, che dialoga, spiega, incoraggia, aiuta il malato a stare meglio e a reagire alla cure. Il futuro è nell’ottimismo, anche per curare le malattie più gravi.

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Ultimo aggiornamento: 06-10-2014


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