Omicidio Melania Rea: al via il quinto processo

Eliminata l’aggravante della crudeltà su Melania Rea, il marito chiede le attenuanti generiche.

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TERAMO- Salvatore Parolisi si appella ancora ai giudici per ottenere uno sconto di pena. L’ex caporal maggiore, condannato per l’omicidio di Melania Rea all’ergastolo in primo grado e a trent’anni in appello, ha ottenuto la reclusione di anni 20 in Cassazione.

Quattro processi lo hanno dichiarato colpevole dell’omicidio della moglie, giovane mamma trovata senza vita nel bosco di Ripe, con 35 coltellate. Ma  Salvatore Parolisi chiede alla Suprema Corte un ulteriore sconto di pena.

Il caporale maggiore, tramite i suoi avvocati (Valter Biscotti, Nicodemo Gentile e Federica Benguardato), nel ricorso bis  avanza la richiesta di vedersi riconosciute le attenuanti generiche idonee a ridurre la pena fino a un terzo.

“Pregressa incensuratezza, giovane età, attaccamento alla figlioletta, qualità di uomo mite e di militare impegnato in missioni umanitarie”. Queste le attenuanti che, se riconosciute, lo vedrebbero in libertà dopo 7 anni di reclusione.

L’iter giudiziario relativo all’ omicidio di Melania Rea, dunque, sebbene chiuso, dovrà passare per questo ultimo definitivo quinto processo.

Come disposto dalla Cassazione, non si ravvisa più l’aggravante della crudeltà (non ravvisabile giuridicamente in un delitto premeditato), ma la corte d’appello di Perugia, pur rivedendo la pena, non ha riconosciuto a Salvatore Parolisi le attenuanti generiche. «Si è posto in diametrale conflitto con la istituzionale veste di militare ed ha infine determinato un significativo inquinamento del quadro probatorio».

Questa la conclusione dei giudici di Perugia, sul comportamento del marito di Melania Rea.

«Il Parolisi riuscì a superarsi mettendo in scena il vilipendio del cadavere della Rea, sul quale tracciò oltraggiosi segni e conficcò una siringa al fine di sviare le indagini e di far cadere possibili sospetti su altri negando il senso di umana pietà per quel cadavere che reclamava una sepoltura e che venne deturpato senza scrupolo».

Questo il punto tracciato dai magistrati, che rivolgono anche un pensiero alla figlia: “dall’istante immediatamente successivo all’omicidio, operato per alterare il corso delle indagini e nascondere tracce, fornendo false indicazioni e false informazioni, elementi che comprovano a tutto campo un elevatissimo decadimento di valori che ha concretamente inciso sulle sorti della famiglia, compromesse in perpetuo, con tutte le intuibili ricadute sul futuro della figlioletta”.

Il caso di Melania Rea attende, comunque, il suo quinto processo.