Omicidio Elena Ceste: 30 anni di carcere per Michele Buoninconti

L’udienza conclusiva presso il Tribunale di Asti si è conclusa con la condanna di Michele Buoninconti. “In preda a una crisi di natura psicotica, s’è allontanata di casa nuda”, insisteva l’imputato.

ASTI – Condanna a 30 anni di reclusione. Questa la sentenza di primo grado contro Michele Buoninconti. Sentenza che conferma la richiesta avanzata dal pm Laura Deodato. Il verdetto è stato emesso a porte chiuse, al termine del rito abbreviato.

Numerose le presenze fuori dall’aula, in attesa della sentenza: giornalisti, cameraman, il comitato spontaneo “Giustizia per Elena”, ma anche un gruppo di sostenitori di Boninconti.

Le dichiarazioni dell’imputato.

Il vigile del fuoco, arrestato lo scorso gennaio con l’accusa di omicidio volontario e occultamento di cadavere, ha proclamato la sua innocenza. «È stata una tragica fatalità», ha dichiarato Boninconti.

Nel corso delle sue dichiarazioni, secondo quanto riferiscono i legali, ha nominato più volte la moglie Elena ed ha concluso leggendo un passo della bibbia sul «giudizio di Daniele».

“Elena delirava e sentiva le voci e si picchiava in testa. Non me lo sono inventato, questa crisi psicotica si ascrive perfettamente nel quadro dei suoi disturbi precedenti, quei disturbi di ottobre e novembre, li chiami crisi psicotica come l’accusa o pensieri ossessivi persecutori come la consulente della difesa”», ha insistito il marito raccontando la notte precedente alla scomparsa della moglie.

La scomparsa di Elena

Elena Ceste, 37 anni, è scomparsa nella mattinata del 24 gennaio 2014 dalla sua casa di Costigliole d’Asti. La donna è stata ritrovata morta, dentro a al canale del rio Mersa, a pochi chilometri da casa.

A dare l’allarme il marito, Michele Buoninconti. Dopo nove mesi di ricerche, viene ritrovato il suo cadavere.

L’autopsia condotta sul corpo della donna, rivela che sarebbe morta in un modo violento, assolutamente non accidentale. In sostanza, è un omicidio. Gli inquirenti hanno cercato di capire se qualcuno aveva portato il suo corpo lì dopo averla uccisa, o se l’aveva uccisa proprio in quel luogo.

Il canale era in stato di abbandono ed erano sei anni che non veniva pulito. In pratica, per chi lo sapeva, era un buon nascondiglio.

Il 29 gennaio 2015 Michele Buoninconti viene arrestato. Secondo la Procura, l’uomo avrebbe strangolato la moglie «avendo agito con premeditazione rappresentata dall’avere programmato e pianificato il delitto con perdurante volontà omicida, frutto di ferma e irrevocabile risoluzione criminosa».

Il processo per Michele Buoninconti inizia il primo luglio in Corte d’Assise ad Asti. Si sono costituiti parte civile i familiari della vittima e l’associazione Penelope.

ultimo aggiornamento: 04-11-2015

Daniela Cursi Masella

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