Nymphomaniac: Presentato a Berlino il Film Scandalo di Lars Von Trier

Al festival di Berlino è stato presentato in versione integrale il primo capitolo di Nymphomaniac, il film provocazione di Lars Von Trier.

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Applausi ma anche risate e indifferenza all’attesa proiezione, fuori concorso al festival di Berlino, del primo capitolo di Nymphomaniac di Lars Von Trier. Il film che ha una durata di 5 ore e mezza è stato tagliato in due capitoli e la prima parte uscirà in Italia a marzo. Preceduto da un vasto movimento mediatico il film sta facendo discutere ormai da tempo per l’argomento scabroso e per le esplicite scene di sesso che costellano tutto il film.

Già i trailer e le prime immagini hanno causato problemi e gaffe un po’ alle televisioni e media di tutto il mondo come è capitato in Italia a rai news24, che ha mandato in onda nel pomeriggio una breve clip del film con immagini e primi piani di amplessi. La censura dei vari paesi è all’opera per il non facile compito di tagliare le scene più scabrose per le prossime proiezioni.

Dopo la proiezione a Berlino, in cui è andata in onda la versione integrale, la critica ha definito Nymphomaniac come una sterile provocazione e, per alcuni critici  addirittura il Von Trier meno ispirato di tutta la sua carriera, con un estremismo nelle immagini molto freddo e nessuna partecipazione emotiva alla vicenda della protagonista.

Nymphomaniac: Charlotte Gainsbourg
Nymphomaniac: Charlotte Gainsbourg

Il film, diviso in capitoli, racconta di Joe, una ragazza trovata in strada esanime da anziano Seligman,  in una giornata nevosa.  La porta nel suo appartamento e la soccorre. Qui Joe, interpretata da Charlotte Gainsbourg, gli rivela di essere una ninfomane e inizia a raccontargli la sua vita ma sarà una lunga narrazione.

Con Nymphomaniac Lars Von Trier chiude la trilogia sulla depressione che lo ha visto dirigere in successione “Antichrist” e “Melancholia“.
Non si tratta solo dell’ennesimo film scandalo che fa la gioia dei giornalisti che amano i pezzi cosiddetti “di colore” ma, ancor prima che di un’opera con un tema così complesso, di una specie di summa del suo cinema.

È un film dolente  e molto più morale di quanto non si possa credere. Non è un inno al libertinaggio anche se non ci viene visivamente risparmiato nulla perché il racconto di Joesi rivela come una ricerca dell’armonia che si apre nel buio di un inizio punteggiato da rumori a cui fanno seguito le scabre superfici di un quartiere periferico. Si può anche ridere nel corso delle più di due ore di proiezione ma si tratta di un riso intriso di un’amarezza che viene progressivamente e programmaticamente portata in superficie.