Muore Tony Musante, Seduttore Rivoluzionario.

Quando lui sta con lei che sta con l’altro che la fa andare con un altro ancora.

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E’ morto Tony Musante, uno dei grandi seduttori del secolo scorso.

Diventato famoso in italia per Anonimo Veneziano e poi troppo velocemente dimenticato, noi lo vogliamo invece ricordare per “Metti una Sera a Cena” di Giuseppe Patroni Griffi con la splendica musica di Ennio Morricone.

Un film coraggioso, forse persino “folle” come soltanto gli anni ’60 potevano concepire, con la loro voglia di mettere il mondo davvero sottosopra: lui è sposato con lei (Florinda Bolkan) che ha per amante l’altro (Tony Musante) che pero’ la fa andare a letto con un gigolo bisex per pura perversione.

Una storia che sarebbe sicuramente torbida anche oggi, 40 anni dopo.

Erano gli anni in cui si contestava tutto, e quindi anche la coppia (borghese) non poteva passarla liscia, con le sue belle ipocrisie. Con questo film il cinema italiano seppe affrontare con gusto ed eleganza un tema spinoso, in un momento in cui il divorzio non era neanche legalizzato.

Ma cosa è rimasto oggi di quel tentativo coraggiosissimo di ridiscutere le regole dell’amore?

Forse non è rimasto nulla. O meglio, nascosti sotto il tappeto, gli “altarini” si sono moltiplicati a dismisura, il sesso è finito persino sopra gli yogurt e sui settimanali di politica, ma una chiara e seria discussione sulla difficoltà estrema di portare avanti per tutta la vita una relazione monogamica non c’è più nessuno che abbia voglia di farla. Al limite si agisce senza tanti ragionamenti, e poi si litiga per gelosia invocando principi che traballano appena li si nomina ed invoca.

Ma non fa niente, come si dice spesso, oggi non c’è tempo, neanche per pensare.

Epica nel film la Bolkan sull’amore di coppia: “Lui è uno di quelli convinti che ci siano ancora buchi solitari sulla faccia della terra dove si possa vivere  una vita in due da soli, senza dividerla con nessuno.”

E Musante le risponde: “Sì, un posto c’è: al cimitero.”

E ancora: “l’amore rende lui così forte che finirò per amarlo, e quindi sarò terribilmente infelice per tutta la vita.”

E infine, laconica e lapidaria: “La verità è che nessuno mi ama abbastanza per salvarmi”.

Burgay Michele