Monito dell’EMA: cautela coi farmaci che fermano il latte al seno

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L’Agenzia Europea per i medicinali invita alla prudenza nell’utilizzo di farmaci in grado di fermare la produzione di latte al seno contenenti bromocriptina.

Massima attenzione per le mamme che – per un motivo o per un altro – sono costrette  a smettere di allattare il proprio bambino al seno. L’Agenzia Europea per i medicinali,  la EMA, ha infatti emanato nei giorni scorsi un comunicato in cui raccomanda vivamente a medici e strutture sanitarie di limitare l’uso di farmaci a base di bromocriptina, usati generalmente per fermare il flusso di latte dopo il parto. Tali farmaci presenterebbero dei rischi collaterali anche piuttosto gravi, che potrebbero  comportare seri rischi per la salute.

Molto spesso – non  sempre, per fortuna – la fine precoce dell’allattamento è legata a qualche tipo di problema nel bambino. A questo  si aggiunge,  per la mamma, la necessità di interrompere il più rapidamente possibile il flusso di latte al  seno  per evitare insopportabili dolori e altri malesseri legati alla necessità di svuotare  le mammelle. Ecco perché, in  alcuni casi,  si ricorre a dei farmaci in grado di inibire la  produzione di latte. Molti sono  proprio  a base di bromocriptina, la  sostanza messa sotto  la lente d’ingrandimento dall’EMA.

L’Agenzia per i medicinali ha raccomandato espressamente che questi farmaci vengano assunti solo dietro stretto controllo medico e quando vi sia reale ed assoluta necessità di  assunzione, come in caso di morte del bambino o nella  circostanza in cui  la madre sia affetta da Aids. Il beneficio, insomma,  deve essere superiore al rischio  legato all’assunzione di una sostanza pericolosa  per l’organismo.  Ma quali sono i rischi derivanti dall’uso eccessivo di bromocriptina?

Secondo i ricercatori dell’EMA – ma  risultati analoghi erano stati ottenuti l’anno scorso anche dai medici dell’Agenzia francese del farmaco – questo tipo di medicine provocherebbero – raramente,  è bene sottolinearlo – alla mamma una serie di problemi cardiovascolari, attacchi di cuore, ictus, oltre a problemi neurologici e psichiatrici. Gli stessi medici europei hanno sottolineato come l’incidenza degli effetti collaterali più gravi sia piuttosto bassa, ma non tale da consentire la libera circolazione  del farmaco, che deve essere limitato alle situazioni di oggettiva necessità.  L’allattamento è un processo fisiologico che, di norma, si ferma da solo in una o due settimane. In ogni caso, in presenza di disturbi alleviabili solo con l’assunzione di un farmaco, ce ne sono altri in commercio meno dannosi e che non presentano effetti collaterali così pericolosi.

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ultimo aggiornamento: 17-09-2014

Donna Glamour

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