Meglio Soli.

Anche Osho criticava le “prigioni dalle sbarre di cioccolata”.

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Tutti nella vita abbiamo citato almeno una volta il proverbio “meglio soli che…” in riferimento alla vita sentimentale, ma in realtà  la verità è che spesso si fa la scelta opposta e, pur di non star da soli, ci si mette insieme a persone che hanno  qualcosa che ci piace anche se il nostro intuito ci dice fin da subito che qualcosa non ci convince, non funziona.

Eppure non ascoltiamo quella preziosa vocina interiore e ci buttiamo a capofitto in relazioni che hanno i vantaggi di una prigione dalla sbarre di cioccolata, dolce, protettiva, ma pur sempre una prigione.

Purtroppo quello che chiamiamo amore spesso è soltanto il desiderio che qualcuno ci metta al centro delle sue attenzioni, ci tolga dal gelo dell’universo, e perché no, ci impegni le serate e la vita. E’ per questo che ci agganciamo all’altro, a volte ossessivamente, e a volte anche “dispoticamente”, limitandone la libertà, “censurandone” alcuni desideri, criticandone le abitudini.

Ecco quindi che l’uomo che va al calcetto la domenica è ancora un bambino, la donna che si veste troppo provocante sembra “una di quelle”, il fidanzato che segue tutte le partite del Milan anche se è quasi in serie B è un egoista, la donna che vuol andare in vacanza con le amiche non è una persona seria.

Serio invece sarebbe amare davvero la persona che abbiamo scelto, magari mettendoci più tempo e cura nella scelta stessa. Serio sarebbe amare anche i suoi lati negativi, quelli che ci sembrano remare contro il nostro avido ed egoista bisogno di possesso, perché le persone non sono cose.

Non si deve amare per necessità, ma per “magia”.

Come diceva Osho, la nostra esistenza è quella di un suonatore di flauto, noi dobbiamo innanzitutto amare la nostra melodia, poi se qualcuno si aggiunge a formare un duetto o addirittura un’ orchestra, allora avremo il privilegio e il lusso di una sinfonia.

Burgay Michele