Mammiferi: a rischio estinzione 301 specie a causa della caccia

Secondo quanto emerge da uno studio scientifico sono 301 le specie a rischio di estinzione nel mondo a causa della cacciagione

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Nel mondo si caccia per mangiare: un’azione che per tanti può sembrare più che automatico, vitale, indispensabile. Eppure come tutte le azioni c’è una conseguenza: il rischio d’estinzione di numerose specie di mammiferi.

Dagli scimpanzé ai pipistrelli, sono 301 le specie di mammiferi a rischio estinzione nel mondo perché cacciati per mangiare, per lo più nei Paesi in via di sviluppo di Africa e Asia. A lanciare l’allarme è uno studio pubblicato su Royal Society Open Science.

La caccia sfrenata e non controllata, mette a rischio la sopravvivenza di molte specie animali selvatici seppur al contempo rappresenti la fonte di cibo per molte comunità rurali.

Le specie a rischio estinzione

Unione internazionale per la conservazione della natura (Iucn), ha compilato una Lista Rossa degli animali a rischio estinzione e da qui gli scienziati hanno individuato 301 specie di animali a rischio estinzione: molti di questi sono cacciati per fini alimentari.

Tra le specie minacciate ci sono ben 168 primati, tra cui i gorilla, 27 specie differenti di pipistrelli e 12 animali carnivori come orsi e leopardi. Comprese anche le 8 specie di pangolino.

Rinoceronti neri di Java e neri, tapiri, cervi, canguri, armadilli, pangolini, roditori e grandi carnivori vengono tutti cacciati o  presi in trappola per macellarli , farne medicine tradizionali, trofei o animali da compagnia.

La caccia ancora oggi e la fonte di sostentamento per molte comunità rurali nel mondo: c’è da dire che praticarla senza alcuna forma di contenimento, mette a rischio di estinzione molte specie animali, portando al collasso interi ecosistemi.

I Paesi che hanno la maggior parte di specie minacciate sono: Madagascar, Indonesia, Filippine, Brasile, Papua Nuova Guinea, India e Cina.

Come intervenire?

La biologa Katharine Abernethy, leader del leader dell’African forest ecology group dell’università di Stirling è convinta che bisogna agire immediatamente ed audacemente con iniziative «come l’aumento sanzioni bracconaggio, promuovere alternative alimentari sostenibili, in particolare nelle aree urbane, ed educare i consumatori più ricchi al fatto che non hanno bisogno della carne per la sicurezza alimentare e sulla minaccia per i mammiferi che vengono cacciati».