Il linguaggio Minions ha un significato e le parole hanno un senso

Il 27 Agosto 2015 è uscito al cinema i Minions, un film dedicato agli aiutanti gialli di Cattivissimo me, uno dei successi commerciali più inaspettati e potenti degli ultimi anni. Ma ecco il significato del linguaggio Minions!

chiudi

Caricamento Player...

I Minions parlano una lingua inventata, con parole prese da lingue vere. Ecco alcuni esempi del linguaggio Minions:
  • “Bananaaaa! Potato-naaaa!” – Banana e Patata
  • “Poppadom?” – Tipica costruzione di una parola o frase Minion
  • “Gelato!”- Questa è uguale all’italiano, ve ne sarete accorti guardando il film
  • “Kanpai” – Significa “Cin cin” ed è preso dal giapponese
  • “Hana, Dul, Sae” – Significa “Uno due tre” e anche questo è preso pari pari ma dal coreano
  • “Pwede na” – In filippino significa “Possiamo iniziare?”
  • “Papoy? Wha kind a papoy? No no no, paPOY! Ohhh, paPOY. He he he” – È con queste parole che i Minion discutono a vicenda sull’opportunità di comprare un unicorno nuovo ad Agnes. “Papoy” infatti suona come l’unione tra Toy, cioè giocattolo in inglese, e papuche, cioè peluche in francese
  • “WHHHAAAAA?” – Espressione di generica confusione
  • “Para tú” – In spagnolo significa “Per te”

 

Il linguaggio Minions è una creazione istintiva, priva di grammatica che però nel tempo ha necessitato di aggiustamenti per il moltiplicarsi dei film e gli spettatori hanno cominciato autonomamente a cercare di comprenderla, tradurla e organizzarla, deducendone alcune regole grammaticali.

Nella lingua dei Minions c’è un po’ di inglese di base, un po’ di spagnolo, qualche parola francese ovviamente, elementi di russo, coreano e giapponese e infine un po’ dell’italiano per come lo percepiscono gli stranier: non è frutto di studi accademici ma di un’iniziale improvvisazione!

Pierre Coffin, uno dei due registi, durante i test preliminari per l’animazione dei personaggi (nei cartoni la voce arriva prima dei movimenti veri e propri i quali seguono e si adeguano all’audio) ha cominciato ad improvvisare parole prese da lingue che conosce a malapena, sfruttando anche molti nomi di cibi.

L’effetto di questo miscuglio di lingue e nomi di cibi era così perfetto che alla fine è stato usato.