L’astronauta Samantha Cristoforetti rassicura con un tweet: «Stiamo tutti bene»

Samantha Cristoforetti scrive in un tweet dal modulo russo della Stazione Spaziale, dove si trova dopo l’emergenza per una anomalia nel circuito dell’ammoniaca: «Grazie a tutti, stiamo tutti bene qui nel segmento russo e siamo al sicuro».

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Molto paura ieri per l’astronauta italiana Samantha Cristoforetti: si temeva che nella navicella spaziale ci fosse stata una fuga di ammoniaca, un problema che avrebbe esposto i 6 astronauti dell’equipaggio a rischi seri.

Fortunatamente, dopo ore di verifiche è tutto risultato un falso allarme, dovuto molto probabilmente al cattivo funzionamento di un computer.

In tarda serata, Samantha Cristoforetti ha anche twittato una foto con gli astronauti che indossano le maschere di sicurezza, specificando che si tratta solo di controlli.

L’allarme nella navicella di Samantha Cristoforetti è scattato alle 10 del mattino quando, gli strumenti di bordo, hanno indicato un’anomalia nella pressione del circuito del liquido refrigerante nel segmento americano della Stazione Spaziale.

«Si rileva un aumento di pressione nel circuito dell’ammoniaca», aveva detto il responsabile della Iss per l’Agenzia Spaziale Europea (Esa), Bernardo Patti.

Scattato l’allarme, da Terra arriva a Samantha Cristoforetti e agli altri astronauti l’ordine di trasferirsi all’interno del segmento russo.

Al comandante Barry Wilmore, all’americano Terry Virts e all’italiana Samantha Cristoforetti, dell’Esa, viene detto di indossare le maschere e di trasferirsi nel modulo russo Zarya.

Gli astronauti «sono al sicuro all’interno del modulo russo, isolati in via precauzionale dal modulo americano», spiega il capo degli astronauti dell’Agenzia Europea (Esa), Frank De Winne.

Dopo non molto tempo arriva un tweet da Samantha Cristoforetti:

«Ciao a tutti e grazie per la vostra preoccupazione. Stiamo tutti bene e stiamo lavorando nei moduli russi della stazione spaziale. Seguite gli aggiornamenti sugli account @Nasa @Space_Station».

Intanto, nel volgere di poche pre si giunge alla conclusione che si è trattato di un falso allarme, scattato a causa del malfunzionamento del computer collegato a quattro sensori andati fuori uso.