La figlia di Camilla Auciello affidata alla sorella dell’uomo che le ha inferto 46 colpi di martello e forbici

Una storia d’amore che si affievolisce nel tempo lasciando spazio alla ferocia. Camilla Auciello aspetta ancora giustizia e rispetto per sua figlia.

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Sedici anni di reclusione. Questa la condanna definitiva, confermata dalla Corte di Cassazione, lo scorso anno, per Claudio Bertazzoli per l’omicidio della sua compagna trentottenne, Camilla Auciello. Il carabiniere di 48 anni il 2 aprile 2011, infierì sulla sua convivente e madre di sua figlia, con 46 colpi di martello e forbici, tra le mura della loro casa di Baricella, vicino Bologna.

Un altro caso di femminicidio, ma anche una storia a sé, quella di una giovane donna, originaria di Acquaviva delle Fonti (Bari),  che lascia la sua terra per seguire l’amore. Il suo fidanzato, Tommaso, la sposa, ma il matrimonio finisce con una separazione.

Agli inizi del 2007, mentre serve ai tavoli della mensa dei Carabinieri di Via Agucchi a Bologna, Camilla incontra Claudio Bertazzoli, allora 45enne. I due si innamorano e vanno a vivere insieme a Baricella. Nel luglio del 2008 nasce Alessia. Ma da quel momento, paradossalmente, anziché unirsi i due cominciano ad avere problemi.

Claudio la redarguisce per ogni minima cosa, le dice che non ha cultura e che non è neanche più la bella ragazza di cui si era innamorato. Ma non c’è solo questo, Camilla agli occhi del compagno non è più fisicamente la bella ragazza di cui diceva di essersi innamorato.

Camilla Auciello si ritrova anche dal chirurgo plastico, presso il quale il suo compagno le fissa un appuntamento per farle rifare il seno.

Stanca delle continue umiliazioni, nel febbraio 2011 la donna si rivolge ad un avvocato per chiedere l’affidamento della piccola Alessia.

Il carabiniere non prende bene questa mossa di Camilla e le intima di andar via di casa lasciandogli la figlia. Ne scoppia una discussione feroce che si protrae fino al triste giorno in cui la donna diventa vittima di un omicidio.

Lui si fa la doccia, porta la figlia dai suoi genitori e si presenta al commissariato di Faenza per dichiarare il suo omicidio.

Quando le forze dell’ordine fanno ingresso in casa, il suo corpo è esanime e il suo volto è sfigurato.

Secondo le dichiarazioni di un testimone, sembra che la piccola Alessia, figlia di Camilla, abbia assistito all’omicidio, perché urlava, proprio in quell’orario “Mamma, mamma!”. E adesso proprio su questa piccola sono puntati gli occhi di tutti, alla luce del suo affidamento alla sorella dell’omicida e non alla madre di Camilla Auciello. Ci si chiede anche se sedici anni di reclusione possano veramente rendere giustizia a due vite spezzate, quella di una donna che non c’è più e quella di una bambina che a soli 2 anni e mezzo non ha più la mamma.