La famiglia di Stefano Cucchi ricorre in Cassazione: “Sentenza di assoluzione contraddittoria”

I genitori e la sorella di Stefano Cucchi, il geometra morto in ospedale mentre era in arresto, si appella alla Corte contro la sentenza che assolve tutti gli imputati: l’azione ora sarebbe solo contro i poliziotti.

Si ritorna a parlare del caso Stefano Cucchi, il geometra morto in ospedale una settimana dopo il suo arresto per droga a Roma, per il quale furono assolti sei medici, tre infermieri e tre agenti della penitenziaria.

La Procura generale di Roma e i familiari di Stefano Cucchi, hanno depositato ora un ricorso in Cassazione contro la sentenza con la quale, nell’ottobre scorso, i giudici d’appello hanno assolto tutte le persone coinvolte. Ora il ricorso riguarderebbe solo i tre poliziotti.

A proporre i tre ricorsi sono stati il Sostituto procuratore generale Mario Remus, il padre di Stefano, Giovanni Cucchi e l’ultimo la sorella Ilaria anche nella qualità di esercente la potestà genitoriale sui due figli minorenni.

Per l’accusa, Cucchi fu violentemente picchiato nelle celle del tribunale mentre in ospedale furono ignorate le sue richieste e addirittura abbandonato e lasciato morire di fame e sete.
Trentuno pagine e una schematizzazione degli argomenti, compongono un atto processuale che conclude: la richiesta alla Cassazione di annullare la sentenza d’appello e il rinvio a un altro giudice per un nuovo processo.

Per il Pg si legge:

“Sono state scartate valide e probabili ipotesi di aggressione violenta, prospettando una possibile accidentalità dei fatti, nonostante due delle tre ipotesi avanzate dalla perizia affermino una vera e propria aggressione fisica”.

Praticamente:

“Sarebbe stato sottostimato il significato, il valore e la gravità delle numerose lesioni sul corpo della vittima, giungendo a indicare l’azione che ha causato le lesioni come una semplice ‘spinta’, ed escludendo un’azione aggressiva condotta con maggiore intensità”.

Nel ricorso per Cassazione presentato dalla famiglia di Stefano Cucchi solo nei confronti dei tre agenti della polizia penitenziaria assolti in appello dall’accusa di lesioni, si legge:

“Difetti capitali nella formulazione dell’imputazione che avrebbe dovuto vedere il fatto qualificato come omicidio preterintenzionale”.

La famiglia, infatti, non si costituì in appello nei confronti di medici e infermieri, dopo un risarcimento da parte dell’ospedale Pertini, dove Stefano fu ricoverato e nel quale morì.

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ultimo aggiornamento: 13-03-2015

Emanuela Bertolone

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