Marc, la linea giovanile di Marc Jacobs, colpisce nel segno:  la donna bambola della prossima primavera-estate, plasticosa e multiforme, fa discutere.

C’è chi la ama alla follia, chi invece ne rifiuta con disprezzo gli eccessi e le licenze che, sempre più di frequente, Katie Hillier e Luella Bartley si prendono nel creare collezioni via via più ardite e originali. Si tratta di Marc, la  linea giovanile di Marc Jacobs, studiata e pensata per le donne giovani d’età e di spirito. La linea innovativa, più aperta della  casa. Che, in occasione del lancio della collezione primavera-estate 2015,  non ha mancato di far discutere.

È una donna bambola, infatti, quella che le due stiliste a cui Marc Jacobs ha affidato il compito di disegnare abiti e dettar tendenze, hanno portato sulla passerella dell’ultima New York Fashion Week. Hillier e Bartley avevano già stupito al debutto, con capi bizzarri ed  estremamente particolari. Effetto ripetuto, anzi addirittura moltiplicato, in occasione della  nuova collezione. Ma quali sono le caratteristiche della giovane e disinibita donna voluta e pensata dalle intraprendenti designer?

Una donna dallo stile minimal, anzitutto, che preferisce essere più che apparire, che non ama ostentare ma  che si  accontenta del preziosismo nei dettagli e nei particolari. Una donna dai  tratti essenziali, nei singoli pezzi come nelle geometrie e nel taglio dei vestiti, che ama tuffarsi nella sinfonia di colori, abbinamenti, delle decorazioni che – poi – sono ormai sempre più un  marchio  di fabbrica per Marc.

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Una  donna  bambola,  soprattutto, perché ama circondarsi di vezzosi orpelli, prima fra tutti la serie di guaine applicate su gambe e braccia, trasformate immediatamente in simil arti di  bambola, appunto. Ma non solo. Anche i reggiseni sopra le t-shirt, le mantelline in plastica, le tute da lavoro sdoganate nella sfilata danno un tocco giocoso e incantato, al pari dei vestiti due in uno. Una donna, insomma, che secondo i canoni di Marc può spogliarsi e rivestirsi in un baleno, può cambiare forma e colore, può essere essa stessa della stessa materia degli abiti.

Il  fatto che Katie Hillier e Luella Bartley siano  due donne non le ha salvate dall’accusa – incredibile, se si vuole – di  maschilismo. Ma forse c’è dell’altro. E  se la loro donna plasticosa ma essenziale, colorata e fluida però fissata in un eterno presente, non fosse altro che la rappresentazione di un sogno?


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