La Dolce Vita: il bijou italiano tra gli anni Cinquanta e Sessanta

Homi Milano presenta un ciclo di 3 mostre dedicato ai maestri e ai capolavori del bijou italiano del Novecento

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Nel corso della prima metà del Novecento, la bigiotteria italiana va progressivamente strutturandosi e rafforzando la propria autonomia stilistica e produttiva. Si definiscono le tecniche e i materiali, le manifatture e i distretti produttivi, ma, soprattutto, si delinea “il bijou italiano”, che diventerà, nel corso del Novecento, sinonimo di bellezza e qualità ma anche di capacità produttiva e di sperimentazione tecnologica.

Homi presenta un ciclo di 3 mostre dedicato ai maestri e ai capolavori del bijou italiano del Novecento, per valorizzare e divulgare uno dei settori più affascinanti e poco conosciuti del Made in Italy.

Il progetto si articola in 3 mostre che ripercorrono la storia del bijou italiano e i suoi legami con la moda attraverso gli esempi eccellenti dei capolavori bigiottieri. La linea temporale è divisa per ventenni:  50-60, 70-80, 90- oggi, che includono e scandiscono le evoluzioni del bijou secondo le 3 stagioni piu’ felici dello stile italiano: quello della Dolce Vita, il Pret a Porter e quello della contemporaneità oltre la crisi.

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La prima mostra per Homi settembre 2015 è dedicata a “La Dolce Vita e il bijou tra gli anni 50 e 60”, si tratta di una stagione determinante per il bijou italiano e per la società in generale, quando gli anni della ricostruzione post bellica lasciano il campo alla spensieratezza della Dolce Vita e, grazie al “miracolo economico” la moda, il bijou e il design italiano si affermano nel mondo. Per le curatrici, Alba Cappellieri e Bianca Cappello, “ il bijou è l’accessorio che meglio di altri rappresenta lo spirito del tempo e il suo anelito alla produzione industriale, alla sperimentazione e all’innovazione, senza per questo dimenticare gli antichi saperi della tradizione artigiana. Il bijou italiano degli anni Cinquanta e Sessanta sperimenta con successo nuovi materiali come le plastiche e le tecnologie innovative si affiancano alle antiche tradizioni manifatturiere del vetro e degli smalti. E’ a partire dalla fine della Seconda Guerra Mondiale che il bijou italiano trionfa, con un riconoscimento internazionale e con picchi di esportazione che sorprendono gli stessi produttori. Questa mostra racconta una storia tipicamente italiana, basata sulla capacità di lavorare contemporaneamente sulla micro e sulla macro scala, sul dettaglio artigianale e sulla produzione seriale, sulla bellezza e sulla qualita’, come dimostrano i meravigliosi bijou in mostra.”

Con un percorso di 100 capolavori originali la mostra ripercorre, in modo inedito e sorprendente, la frenetica voglia di vita e di rinascita di questa stagione ma anche i materiali, le tecniche e le forme dei maestri.

I bijoux selezionati, affiancati da disegni d’archivio e riviste dell’epoca, illustrano la migliore produzione dei maestri della bigiotteria italiana quali: Bijoux Cascio, Ornella Bijoux, Emma Caimi Pellini, Coppola e Toppo, Luciana Aloisi de Reutern, Giuliano Fratti, Sharra Pagano, i Fratelli Traversari, Filippini e Paoletti, Unger e Ferenaz, Mazzucco Romano, Ercole Moretti e Canalgrande.