La Cassazione conferma il carcere a Massimo Bossetti: nonostante la difesa contesti i rilievi sui leggins

E’ stato bocciato il ricorso della difesa presentato dagli avvocati di Massimo Bossetti contro l’ordinanza del Riesame di Brescia: “inutilizzabili gli accertamenti eseguiti dal Ris sulle tracce biologiche”

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Resta in carcere Massimo Bossetti, il muratore di Mapello accusato dell’omicidio della tredicenne Yara Gambirasio.

A prendere questa decisione è stata la prima sezione penale della Cassazione che ha respinto il ricorso presentato dall’avvocato Claudio Salvagni. Anche la Procura generale della Cassazione aveva chiesto il rigetto della richiesta di Bossetti e la conferma della misura detentiva.

E’ l’avvocato del muratore Massimo Bossetti, Claudio Salvagni a spiegare:

“La Cassazione, anche se ha chiesto il rigetto del nostro ricorso, ha però rimarcato come fosse condivisibile l’eccezione procedurale da noi avanzata sulla inutilizzabilità dell’accertamento del Ris sulle tracce del dna trovate sui leggins di Yara”.

L’avvocato ha inoltre dichiarato, che il Procuratore Generale non avrebbe: “Speso una parola sulla pericolosità di Massimo Bossetti”.

Per quanto riguarda le motivazioni in base alle quali la Cassazione ha emesso il suo verdetto queste dovrebbe venire esposte entro 30 giorni, ma probabilmente anche prima.

Ed intanto, l’avvocato Claudio Salvagni racconta, durante la trasmissione Matrix, come Bossetti e i suoi compagni di cella abbiano scoperto la presenza in carcere delle microspie.

“Quando ho chiesto a Massimo Bossetti come fossero arrivati a scoprirle, mi ha detto che di notte, la stessa notte che sono state posizionate, sentivano un ronzio simile al rumore della ventola del computer, sono saliti sul tavolino, hanno aperto una grata e hanno visto le microspie. Le microspie sono state scoperte lo stesso giorno che sono state posizionate. Loro hanno fatto finta di nulla e hanno continuato a vivere normalmente sapendo che c’era questo ‘Grande Fratello’ che li ascoltava”.