Il caso Emanuela Orlandi resta senza colpevoli: chiesta l’archiviazione

Rischia di restare in giallo irrisolto la scomparsa di Emanuela Orlandi, la 15enne cittadina vaticana sparita in circostanze misteriose il 22 giugno del 1983: richiesta l’archiviazione del procedimento.

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Il procuratore capo di Roma Giuseppe Pignatone comunica che e’ stata chiesta l’archiviazione del procedimento in merito al caso Emanuela Orlandi, la 15enne cittadina vaticana sparita in circostanze misteriose nel 1983.

Erano almeno sei i nominativi finiti nel registro degli indagati della procura di Roma ma ora il caso pare destinato a chiudersi senza un colpevole.

A 32 anni dalla scomparsa della giovane cittadina vaticana, la procura di Roma chiede l’archiviazione delle indagini. Il procedimento dei magistrati capitolini riguarda anche Mirella Gregori, la ragazzina 15enne di cui si erano perse le tracce in circostanze molto simili il 7 maggio 1983, ovvero 45 giorni prima della Orlandi.

Tra i nomi segnati, il più noto, e sorprendente, e’ quello di monsignor Pietro Vergari, ex rettore della basilica di Sant’Apollinare, ritenuto dagli inquirenti un elemento centrale della sparizione della giovane Emanuela Orlandi. Tra gli indagati ci sono poi Sergio Virtù, autista di Enrico De Pedis, Angelo Cassani, detto «Ciletto», Gianfranco Cerboni, detto «Giggetto», e Sabrina Minardi.

I primi tre sono soggetti che hanno fatto parte, o gravitato nell’orbita della Banda, attiva a Roma tra gli anni ’70 e ’80.

Giuseppe Pignatone, spiega ancora:

“Le indagini sul caso Emanuela Orlandi sono state estremamente complesse e approfondite e che si sono protratte per moltissimi anni dopo una prima fase definita con sentenza di proscioglimento”.

All’esito delle indagini che hanno approfondito tutte le ipotesi investigative man mano protrattesi non sono emersi elementi idonei a richiedere il rinvio a giudizio di alcuni degli indagati del caso Emanuela Orlandi.

La richiesta di archiviazione del fascicolo su Emanuela Orlandi e Mirella Gregori è stata firmata da due pubblici ministeri, Ilaria Calò e Simona Maisto.

Gli stessi legali di alcuni degli indagati si sono detti sorpresi della decisione assunta dagli inquirenti.