Gli animali sanno contare parola di…Accademia

Vi siete mai chiesti se cani, gatti e altri animali in generale sanno contare come sappiamo contare noi esseri umani?

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Vi siete mai chiesti se cani, gatti e altri animali in generale sanno contare come sappiamo contare noi esseri umani? I bambini, ad esempio, quando sono piccoli non lo sanno fare, ma poi pian piano lo imparano, soprattutto per imitazione. Negli animali c’è un meccanismo analogo che consente loro di fare una sorta di conto?

Le ultime ricerche dimostrano che non solo gli animali sono intelligenti, ma che nella loro mente siano presenti i precursori per ogni caratteristica dell’intelligenza umana.

Sono lontani i tempi in cui si pensava che tutti gli animali fossero solo automi, che rispondevano agli stimoli dell’ambiente con comportamenti stereotipati. Oggi si pensa che ogni specie abbia una storia evolutiva diversa, che l’ha dotata di “intelligenze” diverse, abilità speciali e particolari frutto degli adattamenti a situazioni ed ambienti differenti.

Negli animali probabilmente non ci sono sono le stesse capacità dell’uomo, e molte capacità di astrazione non sono così elevate; ma anche tra i nostri “compagni di viaggio” sembra ci siano precursori per ogni caratteristica dell’intelligenza umana.

La risposa dall’Accademia

La risposta ci arriva dagli esperti dell’Accademia dei Lincei, in occasione di un convegno a Roma. Giovanni Berlucchi spiega:

“Abilità numeriche rudimentali sono condivise da molte specie animali tra cui uccelli, pesci ed insetti, che si dimostrano capaci di quantificare, almeno approssimativamente, gli oggetti e gli eventi del proprio ambiente.”

 

Si smentisce così la leggenda metropolitana che il cervello dei polli sia stupido, sottolineando che, invece, i pulcini sono capaci di applicare alla geometria la loro competenza geometrica, secondo quanto sostenuto da gli psicologi Giorgio Vallortigara (Univ. Trento) e Lucia Regolin (Padova).

Alcune scimmie cappuccine, invece, secondo le ricerche delle ricercatrici del CNR Elisabetta Visalberghi ed Elsa Addessi, apprendono un uso rudimentali di simboli utili ad esprimere giudizi di numerosità.