Giovani donne suicide piuttosto che finire schiave: il dramma delle ragazze dell’Iraq

Sempre di più sono le giovani donne di etnia yazida che si tolgono la vita piuttosto che essere violentate, vendute, regalate o date in sposa a combattenti dello Stato islamico nel nord dell’Iraq.

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Sono sempre più le ragazze dell’Iraq di etnia yazida che si tolgono la vita. Tante storie sono state testimoniate da Amnesty International: da quella di Jilan, 19 anni,suicidata durante la prigionia a Mosul perché temeva di essere stuprata, a quella di Wafa, 27 anni che raccota di aver tentato il suicidio con sua sorella la notte dopo che i loro rapitori le avevano minacciate di sottoporle a matrimonio forzato. Hanno cercato di strangolarsi con i veli ma due ragazze che dormivano nella stessa stanza si sono svegliate e le hanno fermate.

Gli autori di questi crimini sono uomini dell’Iraq e della Siria: molti sono combattenti dello Stato islamico.

In un rapporto pubblicato da Amnesty International si legge di rapimenti, torture e stupri contro ragazze appartenenti alla minoranza yazida di cui si è reso responsabile lo Stato islamico nella regione di Sijnar (Iraq nordoccidentale).

Obiettivo: pulizia etnica per eliminare ogni minoranza etnica e religiosa nella zona.

Centinaia di donne e ragazze yazide hanno avuto la vita distrutta a causa dell’orrore della violenza sessuale e della schiavitù cui sono state sottoposte dallo Stato islamico: ciò che è più inquietante è che in Iraq, molte vittime erano ragazze di 14-15 anni o persino più giovani.

Le sopravvissute invece sono doppiamente colpite, poiché devono fare i conti con l’assenza di decine di loro familiari, ancora in ostaggio o già uccisi dallo Stato islamico.

Le conseguenze fisiche e psicologiche sono catastrofiche: molte di loro sono state torturate e trattate come oggetti ed ora non ricevono l’assistenza e il sostegno di cui hanno bisogno.

Amnesty International ha sollecitato il governo regionale kurdo, le Nazioni Unite e le organizzazioni umanitarie che forniscano cure mediche necessarie.