Gino Paoli accusato di evasione fiscale

La procura di Genova ha indagato il cantautore Gino Paoli per evasione fiscale: secondo gli inquirenti avrebbe trasferito denaro in Svizzera.

In queste ore e’ in corso un blitz della Guardia di finanza di Genova nella casa di Gino Paoli nel ‘Quartiere azzurro’ di Nervi. Secondo gli inquirenti il cantante Gino Paoli avrebbe fatto arrivare in Svizzera due milioni di euro.

Le Fiamme gialle stanno indagando su una presunta maxi evasione proprio in Svizzera, nata da una costola dell’indagine sulla banca Carige da cui è emerso appunto in nome del cantautore Gino Paoli.

A mettere nei guai Gino Paoli sarebbero state alcune intercettazioni di conversazioni avvenute con il suo commercialista Andrea Vallebuona, arrestato assieme all’ex presidente Carige Giovanni Berneschi. Come per altri coinvolti nelle vicende bancarie, Vallebuona, secondo l’accusa, avrebbe aiutato Paoli a portare del denaro in Svizzera sottraendolo al fisco italiano.

Gino Paoli, attuale presidente della Siae, di simpatie di sinistra, è stato tra l’altro deputato indipendente nel Pci. Di recente era tornato “alla ribalta” anche per essere vicino “di villa” a Malindi, in Kenya, di Beppe Grillo.

Gino Paoli, nome storico per la canzone italiana, ha scritto ed interpretato brani come Il cielo in una stanza, La gatta, Che cosa c’è, Senza fine, Sapore di sale, Una lunga storia d’amore, Quattro amici; ha partecipato a 6 edizioni del Festival di Sanremo, l’ultima delle quali nel 2014 in qualità di super ospite. Una vita non certo facile quella di Paoli, fatta di successi, delusioni, droghe ed anche un tentativo di suicidio. L’11 luglio 1963, anche a causa di una serie di difficoltà e di crisi sentimentali, Paoli si sparò un colpo di pistola al cuore.

Al riguardo dirà:

«Ogni suicidio è diverso, e privato. È l’unico modo per scegliere: perché le cose cruciali della vita, l’amore e la morte, non si scelgono; tu non scegli di nascere, né di amare, né di morire. Il suicidio è l’unico, arrogante modo dato all’uomo per decidere di sé. Ma io sono la dimostrazione che neppure così si riesce a decidere davvero. Il proiettile bucò il cuore e si conficcò nel pericardio, dov’è tuttora incapsulato. Ero a casa da solo. Anna, allora mia moglie, era partita; ma aveva lasciato le chiavi a un amico, che poco dopo entrò a vedere come stavo».

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ultimo aggiornamento: 19-02-2015

Emanuela Bertolone

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