Genitori e Bulli.

Chi l’uno, chi l’altro?

chiudi

Caricamento Player...

Da troppo tempo, ormai, si parla del “Fenomeno Bullismo!”

In Italia, con questo termine, si indicano le prepotenze perpetrate da bambini e ragazzi nei confronti di coetanei, principalmente in ambito scolastico.

I cosiddetti “Bulli” si muovono  da soli o in gruppo, con la “forza” del branco, invincibili e sicuri. Colpiscono la vittima direttamente (fisicamente o verbalmente), oppure a livello psicologico, sparlando, mormorando, tacitando, ignorando. La escludono dalla vita sociale facendola sentire inadeguata, la isolano e creano complessi. A volte l’oppressione è talmente forte da creare reali scompensi nella persona presa di mira e, in casi estremi, il tentativo di togliersi la stessa vita.

In tutto questo come reagisce il genitore del bullo? Troppo spesso, nei cosiddetti tempi moderni, il genitore, madre o padre che sia, tende a giustificare i comportamenti del proprio figlio difendendolo di fronte ad ogni circostanza. Il “vivi e lascia vivere” che viene adottato come metodo educativo in alcune case, per mancanza di tempo o semplicemente perché realmente più comodo, non può che portare ad una crescita malsana. I figli sono spugne, specchio di quello che gli passa davanti agli occhi.

Troppe volte ci lasciamo andare a comportamenti che mai un bambino ragazzo dovrebbe vedere o ascoltare. I nostri figli, molto spesso lasciati in balia di “educazioni televisive e videogiochistiche”, apprendono l’arte di arrangiarsi nel mondo con violenza e furbizia e assumono comportamenti che, in realtà, sono indice di ricerca di attenzione da parte dell’adulto, di quel sentimento e di quella carezza che ogni bimbo dovrebbe ricevere da sempre e per sempre.

 Il bullo, nella maggior parte dei casi, non è il vero oppressore, ma solamente la vittima di situazioni di vita vissute in prima persona. “Il bullo ab origine”, a volte, è il genitore stesso che manca di attenzioni ed affetti. Anche se, come ben sappiamo, l’essere genitori è il mestiere più difficile al mondo, quel mestiere che non può essere insegnato e che costruisce esperienza giorno dopo giorno, ora dopo ora, minuto dopo minuto e, purtroppo, come in ogni mestiere, l’errore è dietro l’angolo.

Facciamoci aiutare, parliamo, leggiamo, consigliamoci, non smettiamo mai di provare e riprovare con impegno, determinazione, forza di volontà. Amiamo più che possiamo e, soprattutto, usiamo dire ai nostri figli quelle tre brevi ma importantissime parole troppo spesso taciute: “Ti Voglio Bene!”

Gillono Cinzia