Solo l’anno scorso nel 2013 sono stati registrati in Europa millecinquecento nuovi casi di epatite A dovuti a frutti di bosco congelati ed è l’Italia a detenere la maglia nera con oltre 90% dei casi.

La vera e propria epidemia scoppiata l’anno scorso che ha avuto inizio in un paesino in  Germania è stato appurato che è stata determinata dall’assunzione di frutto di bosco congelati.

A rendere nota la causa della vera epidemia di epatite A è stata l’Autorità Europea della Sicurezza Alimentare che ha potuto constatare che è i nuovi millecinquecento casi sono stati determinati dall’essersi cibati di frutti di bosco congelati.

L’epidemia ha avuto inizio il mese di maggio dell’anno scorso quando è stato appurato che sette persone avevano contratto l’epatite A. Poi il numero dei pazienti è salito a dismisura arrivando alla cifra allarmante di 1444 casi dei quali 344 è stato confermato che avevano contratto l’epatite A per l’assunzione di frutti di bosco congelati.
 Quasi subito dopo anche in Italia sono iniziati a essere segnalati diversi casi di epatite A, per cui si è proceduto a dichiarare che si trattava di un vero e proprio focolaio.

L’ottanta per cento delle vittime intervistate ha riferito di aver mangiato frutti di bosco e bacche prodotti nel corso del periodo ritenuto oggetto di contaminazione.
Dei 1.444 casi totali segnalati, 331 sono stati confermati tramite analisi di laboratorio in diversi Paesi, tra cui Francia, Svezia e Regno Unito.

L’EFSA ha dichiarato che non vi è sarebbe stato nessun decesso collegato, tuttavia è impossibile escludere eventuali decessi a causa delle limitazioni nei sistemi di sorveglianza sull’Epatite A.

L’epatite A, lo ricordiamo, è una malattia infettiva del fegato. E’ causata dal virus dell’epatite A e, in genere, si contrae quando una persona ingerisce cibo o acqua contaminati da materiale fecale infetto. La maggior parte delle infezioni sono di lieve entità e di solito si guarisce in poche settimane. Al contrario, la malattia acuta può persistere per mesi e portare a gravi complicazioni o addirittura la morte.



Tra i vari lotti contenetnti epatite A, quelli associati con lo scoppio del focolaio contenevano more e ribes rosso. Se tra i maggiori sospettati di aver messo in commercio lotti di frutti di bosco contaminati vi sono la Bulgaria (per le more) e la Polonia (per il ribes rosso), l’EFSA non conferma che questo sia così.

Emanuela Bertolone.

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Ultimo aggiornamento: 10-09-2014


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