C’è grande attesa per il GP Monza 2026: quanto vale il trofeo che andrà ai primi tre classificati e perché è scoppiata la polemica.
La Formula 1 torna a Monza per il GP 2026 e in città, com’è normale che sia, c’è gran fermento. Secondo le stime, il Gran Premio d’Italia quest’anno avrà un indotto complessivo di 207,8 milioni di euro, in crescita del 7,9% rispetto al 2025. Scopriamo quanto vale il trofeo e perché, a ridosso della gara, è scoppiata una polemica infuocata.
Il trofeo del GP Monza 2026 è “fragile”
L’appuntamento con il GP Monza 2026 è fissato per domenica 6 settembre e la città è nel pieno dei preparativi. Proprio nelle scorse ore è stato presentato il trofeo che, come vuole la tradizione da sei anni a questa parte, vede la collaborazione tra Pirelli e il prestigioso museo Pirelli HangarBicocca. Per questa edizione, la realizzazione del premio è andata al famoso duo vedovamazzei, composto da Stella Scala e Simeone Crispino.
Gli artisti hanno creato tre trofei, tutti uguali se non per la dimensione, che verranno assegnati ai campioni che conquisteranno il podio. L’opera si chiama FRAGILE ed è una scultura verticale composta da una stratificazione precaria di oggetti domestici di uso quotidiano, come le tazze e le coppette.
Quanto vale il trofeo?
I bozzetti iniziali sono stati realizzati su carta e poi, grazie alla tecnologia 3D, stampati in polvere di nylon. Quest’ultima è stata successivamente rifinita con trattamenti di verniciatura, galvanizzazione e una lucidatura a specchio. A spiegare il significato dell’opera sono stati gli stessi vedovamazzei:
“L’ideazione del trofeo parte da una riflessione sul concetto di coppa celebrativa così come veniva usata nell’antichità quando era utilizzata come un grande calice per bere, con un senso di celebrazione e festa condivisa. Abbiamo voluto rendere il trofeo il simbolo di una vittoria che il singolo impugna concretamente ma che riflette lo stato d’animo di una collettività: nel caso della Formula 1, il team, i tifosi e tutto il mondo attorno ai piloti. La composizione riporta anche a una dimensione quotidiana, ad un gesto ripetuto che fa riferimento alla fatica di una vittoria che si conquista giro dopo giro e che non corrisponde mai ad uno status eterno e inalterabile. È instabile, dura poco e poi va riconquistata. È, appunto, fragile“.
Il trofeo di Monza 2026 ha un valore inestimabile, così come le opere precedenti realizzate da artisti come Alice Ronchi, Patrick Tuttofuoco e Nico Vascellari.
La polemica a pochi giorni dal GP Monza 2026
A pochi giorni dal GP 2026, a Monza è scoppiata una polemica non indifferente. Fortunatamente, non ha nulla a che fare con il premio, ma di mezzo c’è comunque la gara e tutto ciò che “porta” in città. Ad aver dato il via alla discussione è stata Francesca Pontani, vice segretario regionale del Partito Liberaldemocratico.
A suo dire, l’arrivo in città di tante, tantissime macchine (tra piloti, team, addetti ai lavori e tifosi) “cozza con quella mozione che voleva ‘bandire’ la pubblicità legata ai combustibili fossili negli spazi pubblici“. Il riferimento è alla mozione presentata da Ilaria Guffanti, consigliere comunale di MonzAttiva, che sosteneva che “smettere di promuovere ciò che è dannoso è un atto di coerenza“.
L’obiettivo della mozione è (o forse era) “interrompere la ‘normalizzazione’ di modelli energetici nocivi che causano gravi patologie respiratorie e cardiovascolari. La pubblicità orienta le scelte: è tempo di allineare la comunicazione urbana ai dati della scienza e alla lotta contro lo smog. Non vogliamo demonizzare, ma responsabilizzare le istituzioni verso un futuro più sostenibile“.
La Pontani ha quindi tuonato: “Qualcuno mi spiega questa mozione e la settimana dedicata al Gran Premio con macchine a benzina e gasolio esposte per giorni nella piazza del Comune? Non è pubblicità? Il Gran Premio di Monza produce una quantità di emissioni legata non solo alle monoposto in pista, ma soprattutto alla logistica dei team e all’enorme afflusso del pubblico. (…) Non c’è coerenza nel proporre quella mozione e poi presentare un programma di eventi, pressoché identico ormai da trent’anni, che vede l’arrivo nelle piazze del centro storico di concessionarie che pubblicizzano i loro veicoli. Veicoli che, in centro, devono naturalmente essere trasportati generando inquinamento“.
