Eva Henger spiega come convive con gli attacchi di panico

Eva Henger, ospite a The Real su Tv 8, ha spiegato come riesce a convivere con gli attacchi di panico dalla morte del suo ex marito Riccardo Schicchi.

Eva Henger, ospite a The Real su Tv 8, ha parlato di alcuni aspetti particolari della sua vita. In primis, la sua infanzia, nella quale si è sentita figlia unica a causa dei 5 matrimoni di suo padre che ha avuto figli con diverse donne, e poi dei suoi attacchi di panico, sopraggiunti dopo la morte del suo ex marito, il regista e produttore di film a luci rosse Riccardo Schicchi.

Eva Henger: “Ho guardato chiudere la bara del mio ex marito!”

Eva Henger FB
FONTE FOTO: facebook.com/EVAHENGERPAGINAUFFICIALE

La showgirl e attrice ha parlato in primis della sua non proprio felicissima infanzia: “Ero una bambina introversa. La mia famiglia d’infanzia era dispersa, anche per gli svariati matrimoni di mio padre: ha avuto cinque matrimoni e otto figli da mogli diverse. Ma non li ho potuti vivere i miei fratelli perché mio padre non lasciava un bel ricordo quando se ne andava e altre mamme non ci facevano frequentare tra di noi. Son stata una figlia unica senza alcun punto di riferimento”.

Eva ancor prima di entrare a far parte del mondo della moda e dello spettacolo ha lavorato in ospedale: “Ho fatto tanti lavori, sono molto curiosa. Tanti non lo sanno ma durante gli studi ho lavorato in un ospedale come aiuto infermiera. Mi piaceva anche tanto. Praticamente vivevo in ospedale. Son stata per un anno nel reparto maschile degli interni e c’erano i vecchietti. Gli ultimi sei mesi li ho passati nel reparto di chirurgia infantile e lì poi ho lasciato…”.

L’ex attrice a luci rosse si è poi soffermata a parlare dei suoi attacchi di panico: “Ho fatto un grosso sbaglio nella mia vita. Quando è mancato Riccardo son rimasta a vedere la chiusura della bara. Son rimasta lì fino all’ultimo. Una settimana dopo il funerale, mentre ero in macchina, cominciai a sentire un dolore fortissimo alla testa. Non capivo se stessi per morire per ictus o infarto, sudavo freddo e vevo paura. Mi hanno poi detto che si trattava di un attacco di panico. Gli psicologi mi hanno spiegato che ci si immedesima nella persona chiusa nella bara. Spesso mi capita di sudare freddo o avere attacchi di claustrofobia in ascensore. E’ brutto convivere con questa cosa”.