Ellen Page gay convinta senza più voglia di nascondersi

Ellen Page gay dichiarata racconta di non volersi più nascondere per la sua omosessualità: i suoi genitori l’hanno sempre sostenuta

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Il coming out ufficiale di Ellen Page è già avvenuto mesi fa, il 14 febbraio, giorno dell’amore per eccellenza, durante il gala della Human Rights Campaign. In quell’occasione, il discorso di Ellen Page divenne virale sul web grazie a un video di YouTube. Le sue parole toccarono il cuore di molti: “E sono qui oggi perché sono gay. E perché forse posso fare la differenza nell’aiutare altri a vivere in modo più facile e pieno di speranza. Innanzitutto io sento di avere un dovere personale e una responsabilità sociale. Ma lo faccio anche egoisticamente, perché sono stanca di nascondermi. E sono stanca di mentire per omissione. Per anni ho sofferto perché avevo paura di dichiararmi. Hanno sofferto il mio spirito, la mia salute mentale, le mie relazioni. E oggi sono qui davanti a voi, davanti a tutti voi, sull’altro lato di quella sofferenza“.

Il film che le ha cambiato la vita

Intervistata da Vanity Fair, Ellen Page ha raccontato un’episodio decisivo nella sua vita  caratterizzato dalla visione del documentarioFreeheld”,che poi lei ha voluto trasformare in un film. Si tratta della storia di una donna che prima di morire per un brutto tumore, fece di tutti per garantire alla sua compagna di vita gli stessi diritti di una vedova eterosessuale, ovvero ricevere la sua pensione. Riuscì a raggiungere il suo obiettivo, anzi, nel 2006, dopo la sua morte, nel suo New Jersey furono attuati per le coppie gay gli stessi diritti in vigore per le unioni etero.

“Me lo segnalarono quando uscì. Avevo 21 anni e ricordo che mi fece piangere tantissimo. Dissi immediatamente sì all’idea di farne un film, ma per realizzarlo ci vollero molti anni durante i quali avanzò anche il mio percorso interiore: è incredibile come le due cose siano andate di pari passo. E ora posso dire che anche se mi sentivo già pronta a dichiararmi, fui molto ispirata dalla storia di Stacie e Laurel. Perché di fronte a una tragedia grande come la loro, quella di perdere l’amore della propria vita, sentii che il mio dramma interiore di persona privilegiata era poca cosa. Che era ora di smetterla di soffrire e di dichiararsi al mondo”. Ellen Page ha raccontato la brutta situazione di vivere nella finzione: “Ed è quella che fa soffrire, non solo a Hollywood. Molti mi dicevano che la soluzione era semplicemente non parlare della mia vita privata, ma è giusto? Non mi sembra che gli eterosessuali abbiano il problema di nascondersi. Nascondermi? Non ne ho avuto bisogno: i miei genitori mi hanno sempre sostenuto, hanno conosciuto tutte le ragazze che ho avuto. E lo stesso i miei amici. Ho avuto qualche difficoltà, come tutti, ma non sono mai stata vittima di bullismo. E se mi avessero chiesto direttamente se ero gay non avrei mai risposto di no. Ma certo ho nascosto una parte di me, come capita a tanti nella comunità LGBT, e quindi ho come iniettato nella mia vita una sostanza tossica che ha riempito le mie giornate fino a tracimare: alla fine la tristezza di non potere essere me stessa era insostenibile. E poi mi sentivo in colpa”.