Due donne puntano all’elezione in Brasile ma vince sempre Lula

Entrambe creature dell’ex presidente, le due candidate donne in Brasile Silva e Rousseff si sfidano all’ultimo voto. In gioco c’è la ripresa del Paese.

Marina Silva e Dilma Rousseff sono le due donne che corrono alla presidenza del Brasile. Marina Silva, l’ambientalista radicale cresciuta in politica all’ombra di Lula e oggi per caso alla testa dei socialisti, a 56 anni ha l’occasione storica di scalzare dalla presidenza la 66enne Dilma Rousseff , “delfina” del Grande Vecchio intorno a cui continua a ruotare il Partito dei Lavoratori.

Già nel 2010, sottraendole al primo turno venti milioni di voti, Marina costrinse Dilma al ballottaggio (poi vinto) con il candidato dei conservatori José Serra. Il prossimo 5 ottobre in Brasile obbligherà quasi sicuramente l’ex amica e oggi rivale a sfidarla personalmente (secondo turno il 26 ottobre) in un drammatico faccia a faccia dagli esiti incertissimi.

Dilma Rousseff ha conseguito una vittoria schiacciante alle elezioni del 2010 in Brasile, ma per la quale la possibilità di rielezione continuano a diventare più blande. La candidata avversaria è Marina Silva, preposta al Partito socialista del Brasile, che nonostante la contrapposizione al partito laburista, ne condivide dei tratti ideologici. Costei, d’altronde, ha affiancato Lula De Silva, all’esecutivo in qualità di Ministro dell’Ambiente, dal 2003 al 2009, occupandosi prima dell’Energia e poi guidando il Gabinetto del Governo.

Eppure la carriera di Marina Silva in Brasile non è sempre stata tutte e rose e fiori: il suo spirito estremamente ambientalista la portò nel 2008 ad abbandonare il Partito del lavoro, a causa di alcuni scontri sul futuro dell’Amazzonia, avuti in prima persona con lo stesso presidente Lula. Nel 2009, aderì al Verdi, concorrendo alle presidenziali dell’anno successivo. Nel 2010 ottenne circa il 20 % dei consensi.

E la sua candidatura attuale in realtà è frutto di una tragedia: il candidato originario dei socialisti era l’ex governatore del Pernanbuco Eduardo Campos, morto il 13 agosto in seguito ad un incidente aereo, durante un viaggio effettuato in vista della campagna elettorale. Prima del misfatto, aveva indicato Maria Silvia come vicepresidente e così fu quest’ultima a sostituirlo. Da quel momento, i consensi demoscopici sono pressoché aumentati.

Eppure sorprese sul conto della suddetta non mancano: innanzitutto desta meraviglia la sua adesione ai cristiani pentecostali, la seconda religione per fedeli in Brasile. Inoltre si definisce contro l’aborto e i matrimoni gay (sebbene quest’ultimo rientri tra i punti attuativi del programma del suo partito).

Dilma Rouseff invece è stata parzialmente spianata dall’operato di Lula. Al momento della sua elezione nel Partito, nel 2010, il Pil aveva registrato una crescita del 7, 5 %, un dato mai più toccato negli anni seguenti. Anzi, il Paese è arrivato a toccare una forte recessione.

La situazione di maggior disagio, è arrivata lo scorso anno, in vista della Confederation Cup, motivo di successive manifestazioni e scontri costati la vita a una decina di persone. Questo a causa dello spreco di denaro per i tornei Fifa: venivano richiesti lo stop agli aumenti nel trasporto pubblico, la destinazione di maggiori fondi per istruzione e altre spese sociali. La presidente accolse parte delle richieste, ma ne è derivata una svalutazione del Real Brasiliano, nel corso degli ultimi diciotto mesi.

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ultimo aggiornamento: 01-10-2014

Emanuela Bertolone

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