Donne e motori: il binomio cambia faccia

Donne e motori… gioie e dolori? Forse qualcosa sta cambiando!

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Fino a poco tempo fa, il mondo maschile all’espressione donne e motori era solito affiancare l’abbinamento – non proprio lusinghiero per il sesso femminile – “gioie e dolori”, generando un detto che per molto tempo ha trovato terreno fertile e non è voluto passar di moda, tutt’altro.

Per molti anni infatti il binomio succitato è stato riproposto ed inscenato a mostre, eventi, diversi salone dell’automobile ecc. Ripetutamente nel corso dei lustri al suono della famosa frase donne e motori, per il cosidetto sesso forte riecheggiava il connubio delle passioni predilette, che si materializzava nelle numerose epifanie di giovani donne ammiccanti e sorridenti accanto a potenti, scintillanti e scattanti automezzi dai molti cavalli. Entrambi oggetto del desiderio spesso sofferto e inarrivabile, e quindi fonte appunto di grandi gioie ma anche di inenarrabili dolori. Ma questa frase, coniata ad uso e consumo dell’immaginario maschile, in realtà oggi più che mai si presta ad una chiave di lettura diversa, questa volta al femminile!

Non tutti probabilmente sanno che tra le personalità di rilievo che contribuirono in maniera decisiva a creare il mito e la storia della quattroruote vanno annoverate diverse esponenti del gentil sesso, quali la scrittrice Virginia Woolf, grazie alla quale l’immagine della donna al volante si affermò nella quotidianità, l’artista Tamara De Lempicka che con il suo autoritratto a bordo di una Bugatti divenne l’icona dell’era dell’automobile, o ancora Camille du Gas, che nel 1901 fu la prima donna pilota professionista. E se le pioniere della quattroruote per molto tempo sono rimaste purtroppo nel dimenticatoio, i dati più recenti parlano chiaro. Secondo diverse fonti, le donne sono attratte da vetture con motore rombante, forse anche di più del classico tutù rosa e dello Schiaccianoci. Insomma il volante sembra battere le scarpette a punta, in barba agli stereotipi più stantii.

Son ben poche infatti le odierne guidatrici che da piccole sognavano la macchina rosa della Penelope Pitstop nella corsa più pazza del mondo, solo un misero 5%, rispetto al ben più pingue gruppo (29%) che nell’immaginario del futuro si vedeva alla guida di un rombante bolide sportivo.

Le donne sognano anch’esse, si appassionano di macchine esattamente quanto gli uomini, e per entrambi “i sogni son desideri chiusi in fondo al cuor” che lì troppo spesso rimangono, anche quando “ti sembran veri”.

Ed i sogni, si sa, non hanno sesso e nel democratico immaginario del nuovo millennio, alla guida della leggendaria Aston Martin o della fantasmagorica Bat mobile, possiamo trovare entrambi, giacché anche per le donne i motori sono importanti… forse persino più che i loro uomini.