Delitto Pordenone, arriva l’identikit di un sospettato

Una testimone del delitto Pordenone ha aiutato gli inquirenti a fare l’identikit di un possibile sospettato e ha ammesso che l’uomo aveva accento napoletano

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Intervistata alla trasmissione Chi l’ha visto?, una delle testimoni del delitto Pordenone dei due fidanzati  Trifone Ragone e Teresa Costanza, ha raccontato di come avrebbe aiutato gli inquirenti a fare un perfetto identikit dell’uomo che vide sul luogo del delitto il 17 marzo scorso, portava un berretto e aveva un accento napoletano molto forte che ha notato dalla strane e sospette parole che le ha detto: è dura la vita, e poi, bisogna andare avanti.

Il racconto della donna

Cittadina impegnata e madre di famiglia, la donna testimone del delitto ha raccontato che si trovava in quel luogo e in quel momento, perchè come tutti i giorni, si trovava a dover portare fuori il cane per farlo correre nel parco in fondo alla strada; quel giorno però era diverso dagli altri e quel’uomo con il berretto e l’accento napoletano le rimase impresso. Erano intorno le cinque e un quarto, cinque e mezza, come ogni giorno mi reco qui in via Girolami perché in fondo alla strada c’è un parchetto dove posso lasciare senza guinzaglio il cane. Mentre camminavo con il cane, questa persona mi ha detto è dura la vita … e poi … Bisogna andare avanti. È stato un lampo di secondo, mi è rimasto impresso il berretto e l’accento napoletano, lo posso dire perché mio padre è di Napoli. Volevo anche sottolineare questa cosa per renderla chiara, io sono stata chiamata gentilmente dalla questura di Pordenone, come cittadina di Pordenone non mi sottraggo a certe cose, anzi sono mamma e cerco di immedesimarmi e mi sono recata in questura.

In ogni caso, però, anche dopo questo racconto, il delitto di Pordenone rimane ancora una volta un caso irrisolto, perchè la testimone afferma che il suo identikit non combacia per nulla con i lineamenti dell’unico sospettato per il momento, Giosuè Ruotolo.