Il dejà-vu di Valentino non incanta come dovrebbe

Non incanta la collezione  primavera estate 2015 proposta alla Paris Fashion Week da Valentino: c’è sempre una sensazione di deja-vu quasi in ogni abito

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C’è chi accusa gli altri di aver copiato un abito – a Parigi è scoppiata la querelle tra  Donna Karan ed Emanuel Ungaro – e chi invece prende liberamente spunto dai vestiti…suoi. È il caso di Valentino, che per il lancio della collezione primavera estate 2015 ha attinto a piene mani  dal suo  stesso repertorio, finendo col riproporre temi, dettagli e caratteristiche presentate appena pochi mesi fa.

La nuova collezione calda di Valentino, realizzata da Maria Grazia Chiuri e Pier Paolo Piccioli, sembra essere piuttosto un adattamento primaverile dell’ultima collezione autunno inverno, o della linea proposta durante i giorni dell’haute couture, a luglio. Ci sono tutti,  ma proprio tutti, i motivi ricorrenti della produzione recente di Valentino: abiti lunghi a struttura semirigida, trasparenze sempre più riconoscibili e definite, stampe dal sapore particolare, finanche i sandali da gladiatrice, ormai immancabili.

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Nella massiccia produzione griffata Valentino dall’imponente sforzo realizzativo, ben 77 capi, di realmente  nuovo c’è ben poco. Il meglio, probabilmente, arriva al termine della lunga sfilata quando  in passerella  irrompono abiti estremamente lunghi declinati su tonalità pastello o in altre più scure, elegantemente impreziositi da ricami di stampo marino, con stelle e conchiglie a rincorrersi in un mare di leggerezza e di candore. Per il resto, una costante sensazione di dejà-vu che stride non poco con il blasone della  griffe, uno dei simboli della moda italiana nel mondo.

Evidentemente per Valentino, e per Maria Grazia Chiuri e Pier Paolo Piccioli in particolare, la collezione  presentata sulla  passerella francese va a completare il trittico romantico e paganeggiante inaugurato con la linea proposta per l’attuale stagione fredda. Coperta, scoperta, pret-a-porter o da alta moda, la donna di Valentino è sempre la stessa: una dea romantica, certo,  che però adatta soltanto il suo divino guardaroba a seconda del clima, neanche fosse una divisa da lavoro da alternare nelle  differenti stagioni.

Un po’ poco per un  simbolo di  originalità ed eleganza, che però riesce – nonostante tutto – a trasportare con il suo stile inconfondibile, soprattutto quando rimanda agli anni 70 e alle tonalità più sfumate, omaggi ricorrenti ad una tradizione che fatica sempre di più a trovare elementi nuovi da rimodellare.