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Presentata al Ministero della Giustizia una proposta “choc” per ridurre drasticamente il contenzioso civile: un meccanismo deflattivo abbreviato per smaltire in poco tempo l’enorme arretrato.

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Guido Carli, mitico Governatore della Banca d’Italia, per denunciare gli intralci che ai suoi tempi impedivano al Paese un cammino più spedito verso la modernizzazione, coniò una definizione destinata a restare impressa nel lessico della nostra storia economica, chiamò infatti quegli impedimenti “lacci e lacciuoli”.

A distanza di qualche decennio dalla scomparsa di Carli, l’Italia, non solo non è riuscita a liberarsi di quei lacci e lacciuoli, ma addirittura ha lasciato che si trasformassero in catene capaci di paralizzare qualsiasi anelito di progresso nell’organizzazione dello Stato.

 Ben vengano, dunque, tutti quei contributi che la società civile, stanca di patire l’inazione della macchina burocratica, può mettere direttamente in campo per superare scogli che la nave pubblica non è in grado di aggirare.

Di questa ultima stoffa è tessuta una iniziativa presentata in forma di proposta di legge da un affermato imprenditore piemontese, si chiama Leandro Burgay che ha voluto raccogliere l’appello lanciato da Matteo Renzi affinché gli fossero suggerite dagli stessi protagonisti della società e dal mondo produttivo “misure choc” capaci di migliorare un Paese bloccato spesso dalla mancanza del coraggio necessario per rimuovere davvero gli ostacoli che lo ingessano.

La proposta presentata al Ministero della Giustizia il 05/03/2014 individua infatti una soluzione per risolvere il grave contenzioso civile che tiene lontani gli investitori stranieri, vanifica ogni concetto di giustizia e costa a cittadini e Stato un dispendio di energie e denaro diventato non più sopportabile.

La proposta Burgay, per conseguire l’obiettivo che si prefigge, prevede un intervento legislativo eccezionale al fine di ridurre il contenzioso civile superando automaticamente un grado di giudizio con la possibilità di una mediazione “facoltativa”. La novità è rappresentata dal fatto che il 2° grado si celebrerà comunque in Tribunale  con un diverso giudice in funzione di giudice monocratico di 2° grado. In tal modo le Corti d’Appello potranno serenamente ridurre il contenzioso senza alcuna necessità degli ausiliari che potranno eventualmente essere utilizzati nei tribunali ed i professionisti legali continueranno a mantenere il patrocinio del proprio cliente. Potrebbe essere un’occasione favorevole per rimettere in discussione il disegno di legge, approvato il 17/12/2013 dal Consiglio dei Ministri, con le sanzioni a carico del legale, il Giudice Unico in appello, le sentenze a pagamento nonché la consulenza tecnica obbligatoria, che sono certamente penalizzanti nei confronti di chi non ha i mezzi economici sufficienti per sostenere le spese: tutte norme approvate ai fini di ridurre i tempi della giustizia civile, ma ritenute inique dalla categoria che è scesa in piazza per ragioni condivisibili, e che sarebbero facilmente superabili con la presente proposta di definizione del contenzioso. Resta il fatto che le cause in contenzioso sarebbero drasticamente ridotte, ma i professionisti legali dovranno avere ben presente che questo resta … l’obiettivo.

Tale meccanismo deflattivo che si può prevedere in circa 2 milioni di cause consentirebbe un risparmio ipotizzabile di 20 milioni di euro, presumendo un costo della giustizia di 10.000 euro per causa. Una procedura alternativa abbreviata, idonea a smaltire in poco tempo l’enorme arretrato del contenzioso civile, con effetti pratici assimilabili a quelli che, nel processo penale, talvolta conseguono a provvedimenti di amnistia o di indulto.

Una “follia visionaria”, come dice l’autore della proposta, Leandro Burgay, per salvare un Italia “incartata” dai suoi stessi provvedimenti e consentire una riforma che tuteli gli aventi diritto riconoscendo a ciascuno in tempi ragionevoli ciò che gli è dovuto, con enormi benefici anche per le imprese e per gli investimenti produttivi in Italia, provocando così una immediata ricaduta economica.

Claudio Pavoni.

P.S: vedi il testo della proposta