Cognome Materno ai vostri Figli: Ora è Realtà

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E’ stato approvato il disegno di legge che finalmente permetterà ai genitori di dare ai figli il cognome materno o di entrambi.

Il Consiglio dei Ministri, venerdì 10 gennaio, ha finalmente annunciato di aver approvato un disegno di legge per permettere ai genitori di dare ai figli il cognome materno o quello di entrambi già alla registrazione dell’atto di nascita; ciò vale anche per i figli nati fuori dal matrimonio o adottati.

I giudici della Cassazione insistono su quello che già da anni è legge: è possibile dare il cognome materno ai figli legittimi, se c’è piena concordia dei genitori.

La Corte europea dei diritti umani ha condannato l’Italia per aver violato i diritti di una coppia di coniugi avendogli negato la possibilità di attribuire alla figlia il cognome materno invece di quello del padre; il tribunale e la Corte d’Appello di Milano avevano respinto la richiesta e allora i giudici della Cassazione hanno risposto  ricordando che oggi, dopo la ratifica del trattato di Lisbona (nel quale si afferma il diritto al rispetto della vita privata e familiare e la parità tra uomini e donne, nonchè ogni discriminazione fondata sul sesso): “si dovrebbe aprire la strada all’applicazione diretta delle norme del trattato stesso e di quelle alle quali il trattato fa rinvio e, comunque, al controllo di costituzionalità che, anche nei rapporti tra diritto interno e diritto comunitario, non può essere escluso”.

Nella sentenza, che diverrà definitiva tra 3 mesi, i giudici fanno presente al nostro Paese il dovere di “adottare riforme legislative o di altra natura” per rimediare alla violazione riscontrata. A fare ricorso alla Corte di Strasburgo sono stati i coniugi milanesi Alessandra Cusan e Luigi Fazzo, ai quali lo Stato italiano ha impedito di registrare all’anagrafe la figlia Maddalena, nata il 26 aprile 1999, con il cognome materno (Cusan) anziché quello paterno (Fazzo)

Cognome

Finalmente a questo punto anche l’Italia, come tutti i 27 stati membri, ha il dovere di uniformarsi ai principi fondamentali della Carta dei Diritti Ue tra i quali il divieto “di ogni discriminazione fondata sul sesso”. La sentenza definisce le norme attuali la sentenza definisce “retaggio di una concezione patriarcale della famiglia non più in sintonia con l’evoluzione della società e le fonti di diritto soprannazionali”.

Negli ultimi anni sono nati diversi gruppi e sono state iniziate numerose campagne di sensibilizzazione per chiedere un cambio delle attuali leggi e sembra proprio che questa volta siano stati ascoltati!