Un po’ di chiarezza sui farmaci generici, detti “equivalenti”

Perché i farmaci generici sono, in realtà “equivalenti”. Ecco un po’ di chiarezza in merito su denominazione, costi e utilizzi.

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I farmaci generici, non sono altro che farmaci “equivalenti” a quelli cosiddetti griffati, il cui brevetto scaduto dà la possibilità a tutte le case farmaceutiche di utilizzare la ricetta per la loro preparazione e quindi anche di deciderne il costo, spesso più basso del farmaco originale.

Per essere tali, i farmaci generici devono costare almeno il 20% in meno dei loro antenati, i cosiddetti “generatori”; nonostante ciò questi farmaci faticano a decollare, anche se il loro consumo è in netta crescita.

Il direttore dell’Istituto Farmacologico Mario Negri di Milano, Silvio Garattini, dichiara che il problema è stato chiamarli per l’appunto “generici”:  “Il termine dà l’idea che il farmaco vada bene per tutto e non abbia specificità. E questo ha creato diffidenza fra i medici e i malati e ne ha rallentato l’introduzione”

E continua sull’argomento: “Non dobbiamo dimenticare che i risparmi sui generici ci potrebbero permettere di avere a disposizione farmaci innovativi, molto costosi, per la cura dei tumori per esempio, o delle epatiti”

Insomma i vantaggi sembrano evidenti, ma la diffidenza spesso va oltre il vantaggio economico, facendo optare per la scelta dei farmaci originali.

Il vero problema non risiede nel sistema sanitario, che stabilisce un prezzo di riferimento per il medicinale che rimborsa a prescindere da quello che il cittadino aquista, ma entra in gioco il rapporto medico-paziente.

In particolare per quest’ultimo il generico, sebbeno vero e proprio equivalente del farmaco originale, non appare tale al paziente, che non riconosce né la scatola, né il colore e la forma dei medicinali.