Chi ha ucciso Marco Vannini?

Il suocero si autoaccusa dell’incidente che ha portato alla morte di Marco Vannini. La sua fidanzata esce e rientra in casa. La maglietta della vittima non si trova. Questi e molti altri misteri.

LADISPOLI- Il caso della morte di Marco Vannini, il bagnino ventenne ucciso da un colpo di pistola la sera del 17 maggio nell’abitazione della sua fidanzata Martina, naviga ancora nel mistero e nelle contraddizioni.

Prima di tutto, la scena del crimine sembra narrare una storia diversa da quella testimoniata da Antonio Ciontoli, ex suocero della vittima. In particolare, le perizie rivelano che l’omicidio non è avvenuto in bagno.

Quella sera erano presenti: il capo famiglia Antonio Ciontoli, Martina, suo fratello Federico con la fidanzata Viola e la signora Maria Ciontoli.

Perché dicono che Marco sia morto in bagno? Chi ha esploso il colpo mortale?

Perché non hanno chiamato immediatamente il 118?

E’ su queste domande senza risposta che si moltiplica il dolore dei genitori di Marco Vannini ed è su questi quesiti che ruota la verità.

La versione di Ciontoli, ovvero che aveva lui in mano la Beretta 380 da cui è partito il colpo e che si è trattato di un tragico errore, non corrisponde a quanto emerge nelle perizie effettuate sull’arma.

Il fatto che per sparare debbano essere eseguite alcune azioni precise fa pensare gli inquirenti che non possa essersi trattato di un fatale errore.

Perché Federico e Viola sono stati visti uscire e rientrare in casa di fretta e furia? perché la maglietta della vittima non si trova?

Ammettendo per un attimo il fatale errore, la domanda corale è “perchè l’intervento del 118, chiamato probabilmente subito dopo il ferimento del ragazzo, è stato poi disdetto?”.

Il contenuto delle telefonate, reso noto dalla trasmissione “Chi l’ha visto”, lascia perplessi, sapendo già come è andata a finire e, soprattutto, che Marco Vannini, poco prima, era stato colpito da un’arma da fuoco.

Prima telefonata, ore 23:41– “Urgentemente un’ambulanza a Ladispoli, un ragazzo si sente male il corpo è estremamente pallido… probabilmente uno scherzo… non respira, io non c’ero in quel momento”. La voce sembrerebbe quella di Federico.

A prendergli il telefono, poi, sembrerebbe Maria Ciontoli: “Stava facendo il bagno il ragazzo stava facendo il bagno”. Segue una pausa. “Non serve? Non serve?”.

Seconda telefonata, ore 24:06– Antonio Ciontoli: “Lui ha vent’anni, un’infortunio in vasca, è caduto e si è bucato con un pettine un pochino”. L’operatrice del 118 chiede sentendo strani e strazianti lamenti.

Vannini era agonizzante quando l’ambulanza è arrivata ed è deceduto poco dopo l’arrivo in ospedale.

Il dubbio struggente è questo: si sarebbe salvato Marco Vannini, se avessero chiamato il 118 immediatamente e rendendo la verità dei fatti?

La famiglia Ciontoli sapeva perfettamente che sarebbe emersa la verità, una volta portato in ospedale. Allora perché tutto quel tempo? A cosa è servito?

Viene da chiedersi perché un padre che poi si autoaccusa non ha precedentemente telefonato a Polizia e 118. E perché siano tutti e cinque compatti: madre, padre, fidanzata, fratello e fidanzata del fratello.

ultimo aggiornamento: 02-11-2015

Daniela Cursi Masella

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