Sossio Aruta, da calciatore a cavaliere di Uomini e Donne: sai come viene soprannominato?

Volto noto del trono over di Uomini e Donne, Sossio Aruta è un calciatore già visto in Campioni – Il Sogno. Sai come viene soprannominato?

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Nato a Castellamare di Stabia nel 1970, Sossio Aruta è uno dei cavalieri più affascinanti del trono over di Uomini e Donne. In molti però conoscono bene l’atletico Sossio, visto che di professione fa il calciatore. Aruta, infatti, è un attaccante del Casale 1964, ma ha giocato per più di 25 anni a calcio, scendendo in campo con 25 squadre diverse e segnando, tra professionisti e dilettanti, centinaia di gol. Nel 2005 ha partecipato al reality Campioni, il sogno, giocando nel campionato di Serie D (realizzando 13 gol in 25 partite) con la maglia del Cervia guidata da Ciccio Graziani.

L’esperienza più importante della sua vita a livello calcistico è stata con l’Ascoli in Serie C1, sebbene abbia disputato anche delle partite in serie B con il Pescara. Tra le altre squadre, ha giocato anche nel Benevento, nel Cosenza, nel Taranto, nel Savoia e nel Frosinone. Con il Tre Fiori, squadra del campionato di San Marino, è arrivato ai preliminari della Champions League nella stagione 2010/11.

3 curiosità su Sossio Aruta, il Re Leone asso del pallone

  • È soprannominato Re Leone.
  • Ha segnato (al 2013) più di 350 gol giocando più di 700 partite tra dilettanti e professionisti.
  • Il calciatore ha giocato in tutte le categorie del calcio italiano esclusa la Serie A.

Sossio Aruta, la vita privata

Sossio è stato sposato con una donna di nome Rossella dalla quale ha avuto anche due figli: Daniel Ciro e Diego. A Uomini e Donne non sembra aver trovato la sua anima gemella, pur avendo mostrato un interesse notevole nei confronti di una donna molto più matura di lui, ovvero Gemma Galgani, e intrapreso la conoscenza di una donna di nome Giuliana.

Aruta è anche noto per essere stato accusato dalla sua ex moglie di non versare gli alimenti per i figli, impegnandosi più a mostrarsi in televisione che non a lavorare per sostentare i suoi due ragazzi.