Paolo Di Giannantonio: biografia, carriera e curiosità sul giornalista e conduttore

Paolo Di Giannantonio: biografia, carriera e curiosità sul giornalista e conduttore

Tutto su Paolo Di Giannantonio, giornalista e conduttore televisivo, noto soprattutto per la lunga militanza al Tg1 e come inviato speciale.

Paolo Di Giannantonio è un rappresentante autorevole dellla generazione di giornalisti della “vecchia scuola”: ha fatto della presenza sul campo e dell’esperienza internazionale il proprio tratto distintivo, passando dal ruolo di inviato di guerra a quello di conduttore ed analista. Approfondiamo la sua conoscenza.

Biografia e carriera di Paolo Di Giannantonio

Nato a Roma, il 17 marzo 1956, sotto il segno dei Pesci, Paolo Di Giannantonio è figlio di Natalino Di Giannantonio, ex parlamentare della Democrazia Cristiana, deputato per cinque legislature. A differenza del genitore ha scelto il mondo del giornalismo, facendo la gavetta.

Laureato in Sociologia presso l’Università di Urbino, ha intrapreso studi di specializzazione in arabo-islamici presso l’Università Orientale di Napoli. Si è sempre interessato di Medio Oriente, Africa, Islam, terrorismo ed immigrazione.

Paolo ha iniziato dal basso, facendo una significativa scalata. Nel dicembre 1974, ha lavorato come fattorino al quotidiano economico “Il Fiorino“, poi come archivista e correttore di bozze a “Vita Sera“. per poi diventare giornalista professionista nel 1980 (iscritto all’Ordine).

Di Giannantonio ha in seguito collaborato (dal 1981) con il Gr2 della Rai, e nel 1983 è entrato al Tg1, dove ha costruito gran parte della sua carriera, che è riuscita a coprire più di 40 anni di giornalismo. Si è fatto dapprima conoscere come inviato, occupandosi di criminalità e terrorismo in Italia, per poi diventare corrispondente estero di grande esperienza.

Tra i principali teatri seguiti dal giornalista: crisi Iran-Iraq; prima Guerra del Golfo (ha trascorso nove mesi tra Arabia Saudita e Kuwait); operazione Restore Hope in Somalia; crisi nei Balcani (Bosnia, Croazia, Kosovo, Macedonia). Ma si è anche occupato di vicende legate all’Autorità Nazionale Palestinese ed alla nascita dello Stato Palestinese.

Come corrispondente estero ha documentato il crollo del regime filo-sovietico in Afghanistan, la liberazione di Nelson Mandela e le sue elezioni in Sudafrica, realizzando inoltre un’intervista storica al leader sudafricano. Inoltre, ha fornito testimonianza sul campo delle elezione di Bill Clinton negli USA e quelle in Polonia di Lech Wałęsa e Solidarnosc.

Tra l’altro il giornalista ha affrontato inchieste sul contrabbando e sulle morti da uranio impoverito e missioni in Libia e Marocco gettando luce su terrorismo ed immigrazione.

Le esperienze come conduttore televisivo

Paolo Di Giannantonio ha anche guidato programmi televisivi nelle, in qualità di conduttore ha infatti debuttato con “Uno Mattina” (stagione 1992-1993) con Puccio Corona e Livia Azzariti, tornando alla conduzione della trasmissione mattutina Rai nel periodo 2012-2014.

Il giornalista ha anche avuto, per molti anni, la conduzione dell’edizione del Tg1 delle 13:30, inclusa la prima edizione del 2000. In precedenza ha presentato “Italia sera” (1995-1996), e si è occupato di altre trasmissioni come “Ore 23″ e “Speciale Tg1“.

Dopo essere stato allontanato dalla conduzione del Tg1 nel 2010, insieme ad altri colleghi, in un periodo di polemiche, ha continuato a lavorare nella Redazione Speciali/Servizi del Tg1. Ma allo stesso tempo ha partecipato anche a progetti di approfondimento come nel caso di “Lezioni di mafie” su La7 (2025).

Paolo Di Giannantonio, con la partecipazione di Antonio Nicaso, nella  cornice di Casa Sanremo, ha preso parte nel 2026 ad una serie di appuntamenti con gli studenti, nella sezione Next Gen Legality, sulla scia del format “Lezioni di mafie“, andato in onda con grande successo nell’autunno 2025. Un incontro su temi quali legalità, antimafia, solidarietà ed educazione civica, rivolti alle nuove generazioni.

La vita privata di Paolo Di Giannantonio

Paolo Di Giannantonio è molto riservato sulla sua vita privata, e non ci sono informazioni pubbliche sul suo stato civile e sulla sua famiglia. Nelle sue biografie professionali, profili social, apparizioni pubbliche ed interviste non è solito menzionare alcun dettaglio familiare, concentrandosi esclusivamente su temi professionali.

Dove vive?

È romano doc, e dopo le numerose esperienze da corrispondente estero, vive stabilmente a Roma. Come inviato speciale, Di Giannantonio ha trascorso lunghi periodi all’estero per seguire grandi crisi internazionali, ma non ha mai avuto una sede fissa da corrispondente. Ad esempio, ha vissuto 9 mesi tra Arabia Saudita e Kuwait.

Ma ha anche soggiornato in: Somalia, Bosnia, Croazia, Kosovo e Macedonia durante le guerre balcaniche. Tra le sue destinazioni anche il Medio Oriente (Palestina, Israele, Libia, Marocco, Afghanistan, Iran-Iraq e Siria) ed il Sudafrica.

Curiosità ed aneddoti su Paolo Di Giannantonio

– Calmo, misurato e professionale in conduzione, nei reportage predilige la testimonianza diretta, gli aneddoti umani ed il contesto storico-culturale. Il suo stile è quello del giornalista-testimone, con un approccio classico, quasi nostalgico, in un’epoca dominata da notizie veloci e da studio. Usa spesso ironia ed autoironia, quando racconta la propria carriera

– Nel corso della sua carriera ha svolto numerose inchieste, e come inviato ha avuto modo di girare il mondo. Tra i luoghi che lo hanno maggiormente colpito, ha menzionato la Siria: il posto che più di tutti gli è rimasto nel cuore. Un Paese definito “gioiello prezioso nel mondo islamico”, che l’ha colpito per la sua ricchezza culturale, per il cibo, la musica e l’archeologia, nonostante le guerre.

– Paolo Di Giannantonio ha confessato che l’intervista a Mandela è una delle sue soddisfazioni più grandi della sua lunga carriera. Un’intervista ottenuta quasi per caso incontrando in aereo un amico del leader sudafricano.

– Negli anni ’90 fu coinvolto (insieme ad altri inviati) in un’inchiesta sulle note spese per missioni in Bosnia e Somalia. Un caso che si è concluso con un’archiviazione, senza conseguenze.

– Tra gli aneddoti più ricorrenti che lui stesso racconta nelle interviste, ricordando la sua carriera come inviato, ci sono due interviste sfiorate ad alto rischio. Si tratta di quella con Osama bin Laden, saltata nel 2011 in un periodo di eventi drammatici, e quella con il comandante serbo Arkan, un appuntamento impedito a colpi di mitra (Di Giannantonio aveva raggiunto un accordo con lui per scrivere un libro).

– Nel 2010, durante la conduzione del Tg1, ha dato per errore la notizia dell’assoluzione di David Mills – in realtà era intervenuta la prescrizione – quest’episodio suscitò polemiche e proteste.

– È attivo sui social, in particolare su Facebook (come @lobovolante), con un uso prevalentemente leggero, dopo aver sperimentato la polarizzazione e gli insulti online. Infatti, ha sottolineato di aver deciso di non parlare più sui social di cose “serie”. Così ha scelto di “giocare” e divertirsi con i social, e di trovare amicizie con cui scambiare “piacevolezze”.

– Su Instagram ha una presenza discreta, con contenuti personali e leggeri e qualche condivisione legata ai suoi impegni di lavoro, in modo sporadico.

– Di Giannantonio ha condotto anche degli eventi, come nel caso dell’assegnazione di premi di divulgazione scientifica al CNR. Come voce del giornalismo è spesso chiamato ad esprimere il suo parere su temi internazionali, democrazia ed attualità (come documentato dai sui interventi su Tv2000).