Sapevi che conosce ben 11 lingue? Ecco quello che non sai su Pablo Trincia, inviato de Le Iene

Pablo Trincia è un autore e giornalista televisivo italiano, inviato del Le Iene dal 2009. Scopriamo qualche piccola curiosità su di lui.

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Nato a Lipsia nel 1977, Pablo Trincia è un autore e giornalista italiano. Suo padre era italiano e sua mamma persiana: con loro si è trasferito in Italia, a Milano, sin dalla prima infanzia. Nel 2005 ha intrapreso la carriera di giornalista freelance collaborando con diverse testate fra cui: La Stampa, il Venerdì di Repubblica, Io Donna, Panorama, l’Espresso, Berliner Kurier, Vanity Fair, Die Welt e The Independent, occupandosi per lo più di America latina, Asia e Africa.

Pablo si chiama così in onore dello scrittore Pablo Neruda. Dal 2009 è inviato de Le Iene, mentre da gennaio 2017 co-conduce con Valentina Petrini il programma Cacciatori sul canale Nove.

Pablo Trincia in 5 curiosità: dalla laurea in lingue, alla vittoria del premio Ilaria Alpi

  • Dopo il diploma si è trasferito a Londra dove ha studiato lingue e letterature africane alla School of Oriental and African Studies.
  • Il giornalista parla ben 11 lingue: persiano, tedesco, inglese, swahili, hindi, wolof, francese, spagnolo, portoghese e russo. Oltre all’italiano, naturalmente.
  • Ha vinto due volte il Premio giornalistico televisivo Ilaria Alpi, nel 2010 con i servizi: “Infiltrato tra i profughi afghani” e nel 2013 con “Krokodil, la droga che ti mangia“.
  • Il primo disco comprato: una cassetta dei Righeira di quando aveva 6 anni e pensava fossero americani.
  • Quando era giovane sognava di fare diversi lavori: prima il falegname, poi il portiere della nazionale del Camerun, poi l’archeologo e infine il giornalista.

Pablo Trincia e il servizio su Christian Provvisionato

Uno dei servizi più importanti di Trincia è quello su Christian Provvisionato, mandato per lavoro in Mauritania ad un meeting. Mentre si trova nel paese e il suo passaporto è in mano ai militari, riceve una telefonata del dirigente che gli raccomanda di andare al consolato italiano. L’uomo si accorge di essere stato pedinato e di essere stato trattenuto nello stato islamico come ostaggio. Solo dopo 3 mesi ha potuto contattare la sua fidanzata, rinchiuso in una caserma dell’antiterrorismo.

Dopo 21 mesi di prigionia, Christian ha cominciato lo sciopero della fame attirando l’attenzione del nostro Ministero degli Esteri. La situazione si è poi sbloccata, senza apere se sia stato pagato o meno un riscatto. L’inviato Trincia ha provato a contattare Davide Castro, capo di Christian, che si è limitato a una mail dell’avvocato nella quale venivano prese le distanze dall’accaduto.