Chi è il padre di Federica Mangiapelo, uccisa a 16 anni dal fidanzato

Chi è il padre di Federica Mangiapelo, uccisa a 16 anni dal fidanzato

Luigi Mangiapelo, chi è il padre di Federica: la sua storia, l’omicidio al lago di Bracciano e cosa è successo dopo la scarcerazione di Marco Di Muro.

Luigi Mangiapelo è il padre di Federica Mangiapelo, la ragazza di 16 anni trovata morta il 1° novembre 2012 sulle rive del lago di Bracciano. Un nome che, nel tempo, è diventato noto all’opinione pubblica esclusivamente per il tragico caso che ha coinvolto la figlia. Nel 2026 è tornato al centro dell’attenzione mediatica dopo l’uscita dal carcere in prova ai servizi sociali di Marco Di Muro, condannato in via definitiva per l’omicidio. Ecco tutto quello che sappiamo sul padre della giovane ragazza.

Chi è il padre di Federica Mangiapelo

Non esistono molte informazioni sulla vita privata o professionale di Luigi Mangiapelo prima della tragedia che ha colpito la sua famiglia. La sua figura pubblica nasce infatti dopo la morte della figlia Federica Mangiapelo, quando decide di esporsi per seguire da vicino l’iter giudiziario e raccontare il dolore vissuto.

Negli anni ha partecipato a diverse trasmissioni televisive e interviste, sempre con l’obiettivo di mantenere viva l’attenzione sul caso. Nel marzo 2026 è tornato ospite in TV, intervenendo nel programma “Dritto e rovescio” dopo la scarcerazione di Marco Di Muro, oggi affidato ai servizi sociali.

L’omicidio di Federica Mangiapelo

La vicenda risale alla notte tra il 31 ottobre e il 1° novembre 2012, quando Federica Mangiapelo, di 16 anni, uscì con l’allora fidanzato Marco Di Muro, poco più di ventenne, e non fece più ritorno a casa. Il suo corpo fu ritrovato all’alba sulle rive del lago di Bracciano.

Inizialmente si ipotizzò una morte per cause naturali, ma successivamente le indagini e le perizie portarono a stabilire che la ragazza era morta per annegamento. Secondo la ricostruzione emersa nel processo, al termine di una lite, Di Muro avrebbe causato la morte della giovane.

La vicenda giudiziaria si è conclusa con la condanna definitiva a 14 anni di carcere. Nel 2026, con la scarcerazione e l’affidamento ai servizi sociali dell’uomo, il caso è tornato sotto i riflettori.