Tutto su Giorgio Portera: genetista forense, biologo specialista in genetica medica ed ufficiale in congedo dei Carabinieri (ex RIS di Parma).
Giorgio Portera è un genetista forense, ufficiale in congedo dei Carabinieri, ex membro della sezione di biologia del RIS (Reparto Investigazioni Scientifiche) di Parma. La sua implicazione nel delitto di Garlasco è emersa a fine settembre 2026, nell’ambito della nuova indagine della Procura di Pavia sull’omicidio di Chiara Poggi.
Giorgio Portera: biografia, formazione e carriera
Cresciuto a Monza, dove ha conseguito il diploma di Maturità Scientifica presso il Liceo Scientifico “P. Frisi” (1997), Giorgio Portera ha conseguito la laurea in Scienze Biologiche presso l’Università degli Studi di Milano (tesi discussa il 19 dicembre 2003 sulla caratterizzazione di una traslocazione cromosomica non ricorrente; lavoro pubblicato nel 2005 su Journal of Human Genetics).
Nel 2004 ha concluso la sua abilitazione all’esercizio della professione di Biologo (Università di Pavia, 17 giugno), per poi proseguire l’iter di specializzazione in genetica medica presso la Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università Statale di Milano.
Dopo aver vinto, nell’ottobre 2004, il concorso per Ufficiale dell’Arma dei Carabinieri ha frequentato il 7° Corso AUFP presso la Scuola Ufficiali di Roma, ottenendo la nomina a Sottotenente nel Ruolo Speciale.
Tra gennaio 2005 e marzo 2009 ha ricoperto il grado di Tenente dei Carabinieri presso la sezione di biologia del RIS di Parma. In questo periodo si è occupato di: sopralluoghi sulla scena del crimine, analisi di laboratorio, rapporti con l’Autorità Giudiziaria e coordinamento di indagini tecniche (incluse dattiloscopia e Bloodstain Pattern Analysis – BPA).
Nel corso della sua carriera ha gestito centinaia di casi (circa 6000 tracce analizzate), tra cui omicidi, violenze sessuali e rapine. In più, ha fatto da tutor a militari e ricoperto saltuariamente ruoli di comando.
Giorgio Portera si è congedato nel marzo 2009 per “tutelare la grande professionalità acquisita”.
Attività professionale post-congedo (dal 2009)
Dopo il congedo, ha allestito alcuni laboratori di biologia e genetica forense a Milano, svolgendo inoltre consulenze, perizie ed accertamenti di paternità per Procure, Tribunali e studi legali in tutta Italia. Giorgio Portera ha di fatto ricoperto il ruolo di responsabile del laboratorio di genetica forense della Fondazione UniMi (Università degli Studi di Milano).
Poi tra gli altri impegni, ha assunto la carica di coordinatore del laboratorio accreditato di biologia e genetica forense del TomaLab di Busto Arsizio. Lo specialista è diventato anche consigliere dell’Ordine dei Biologi della Lombardia. Parallelamente si è dedicato alla docenza, insegnando biologia e genetica forense in corsi di laurea e master universitari.
Facendo una stima del suo operato, si può dedurre che ha analizzato complessivamente oltre 15.000 tracce forensi e circa 600 tra indagini tecniche, consulenze e perizie. Un lavoro che l’ha visto legato all’ispezione dei reperti, alla stesura di relazioni ed alla discussione in dibattimento.
Un impegno profuso in casi rilevanti quali: omicidio del piccolo Tommaso Onofri (Procura di Parma); sequestro e omicidio Roveraro (Procura di Milano); violenza sessuale di gruppo di Segrate (Procura di Milano); omicidio di Elisa Claps (nominato Perito dal Tribunale di Salerno nel 2010).
Il suo coinvolgimento è poi emerso nel caso Yara Gambirasio, in qualità di consulente privato della famiglia (dal 2012 circa). Il suo intervento ha contribuito, in modo significativo, all’individuazione di Massimo Bossetti, tramite analisi genealogiche e DNA).
Tra gli altri casi, che hanno visto il suo coinvolgimento: la scomparsa di Marina di Modica, duplice omicidio di Scanzorosciate, omicidi Catalano, Ogliari, Ranica, Balwinder, Felluga, Festa. Il suo interesse ha riguardato vari casi per Procure di Milano, Bergamo, Bologna, Cremona, Gorizia, Vicenza, Monza. In seguito, è stato coinvolto anche in casi di cronaca, come consulente di parte.
Come esperto – in possesso di competenze avanzate in tecniche ispettive (ricerca tracce biologiche con lampade UV e test specifici), estrazione e quantificazione del DNA, amplificazione STR, interpretazione di profili misti, dattiloscopia e citogenetica (FISH, colture cellulari, ecc.) – ha avuto modo di tenere seminari e lezioni universitarie di genetica forense, e ha seguito corsi specialistici (tra cui BPA).
Il suo ruolo nel delitto di Garlasco
Il suo nome è emerso a fine settembre 2026, nell’ambito della nuova indagine della Procura di Pavia sul delitto di Chiara Poggi (uccisa il 13 agosto 2007 a Garlasco). In particolare, riguarda le analisi del 2007 sul campione genetico BU_P, prelevato dai pedali della bicicletta di Alberto Stasi.
Nei dati informatici (log di sistema e “raw data”), recuperati dal RIS di Parma compare un accesso effettuato con la sua user personale (“port” o simile), durante la fase finale di lavorazione della traccia. Portera, ascoltato dalla Procura di Pavia, ha precisato in un comunicato e nelle dichiarazioni di non aver eseguito personalmente l’analisi genetica del campione, né di aver valutato o interpretato alcun profilo genetico relativo al caso Garlasco. Non ha svolto sopralluoghi, né firmato verbali o referti. milano.repubblica.it
Secondo la sua ricostruzione dei fatti, l’accesso riguardava esclusivamente l’inserimento/caricamento di un campione già lavorato da altri sul sequenziatore. Si fa riferimento ad attività tecnica e strumentale, senza interpretazione dei risultati. Non può stabilire con certezza se l’operazione sia stata fatta materialmente da lui, o da un collega che ha usato la sua user.
Si è definita l’attività del tutto marginale, ed il genetista ha ricordato l’episodio solo a distanza di anni, dopo la divulgazione dei raw data. La questione, comunque, si inserisce nel dibattito sulle analisi del 200. In quelle indagini, ad esempio, si sono presi in considerazione profili compatibili o meno con il DNA di Chiara Poggi, contro-analisi negative non depositate nel fascicolo. Portera si è dissociato da qualsiasi responsabilità sull’interpretazione o sulla gestione sostanziale di quelle prove.
Cosa si sa sulla vita privata di Giorgio Portera
Non ci sono informazioni pubbliche attendibili sul suo stato civile, su un eventuale matrimonio, moglie o famiglia. I dati personali di questo tipo non sono divulgati nei curriculum professionali, nelle interviste o nelle notizie relative alla sua attività. Non ci sono riferimenti a moglie, figli o vita privata nelle fonti disponibili.
Dove vive?
Mancano dati certi, ma non emergono indicazioni di trasferimenti fuori dalla zona Milano-Monza-Brianza. La sua attività professionale è fortemente radicata nell’area di Milano e provincia. Il suo operato si è focalizzato prevalentemente in Lombardia, pur collaborando con autorità giudiziarie di diverse regioni.
Curiosità su Giorgio Portera
– Portera è uno dei genetisti forensi più noti, con un percorso che unisce formazione scientifica, esperienza operativa al RIS e lunga attività di consulenza. Dopo il congedo ha continuato l’attività come consulente e perito per procure, tribunali e studi legali, allestendo laboratori di biologia e genetica forense a Milano.
– Non risulta una presenza pubblica rilevante o attiva sui principali social (Instagram, Facebook, X) a nome proprio o professionale facilmente rintracciabile. Invece è noto che gestisce siti web professionali (es. biologiaforense.it e geneticaforense.it). Appare come figura discreta sul piano della comunicazione personale.
– Negli anni ha goduto di una dscreta visibilità mediatica, legata soprattutto ai casi di cronaca di cui si è occupato come consulente o esperto. Infatti ha rilasciato interviste e interventi televisivi a “Chi l’ha visto?” su Rai 3, durante il caso Yara Gambirasio.
– Il genetista ha anche collezionato partecipazioni a programmi di approfondimento come “Quarto Grado“, dove ha commentato aspetti tecnici del caso Garlasco (ad esempio sulla quantità di DNA). Le sue ospitate si sono registrare anche in talk ed interventi scientifici (come nel caso di “Focus Talks” insieme al prof. Peter Schwartz su genetica e indagini criminali).
– Non solo ha rilasciato interviste a giornali e siti di cronaca (Il Giorno, Quotidiano Nazionale, Repubblica, solo per menzionare qualche nome) su casi come Yara Gambirasio, Garlasco, Elisa Claps, ma è anche apparso come esperto in articoli e servizi in merito a novità su DNA e scene del crimine.
