Andrea Soldi aveva 45 anni quando, nel 2015, morì dopo un Tso a Torino: la sua storia, il diario, il processo e la targa per ricordare la sua vita e la sua tragica fine.

Aveva 45 anni Andrea Soldi, affetto da schizofrenia, quando un Tso condotto a suo carico a Torino, il 5 agosto 2015, si sarebbe tradotto nell’ultima pagina della sua vita. La sua storia e le pagine del suo diario sono impresse in un libro intitolato Noi due siamo uno, del giornalista Matteo Spicuglia, e dopo la sua morte c’è stato un processo con sentenza di appello emessa nel 2020.

Chi era Andrea Soldi e dove viveva?

Andrea Soldi si è spento a 45 anni a Torino, nel 2015, in seguito ad un Tso che sarebbe stato condotto con violenza. Viveva nel capoluogo piemontese e trascorreva parte delle sue giornate in piazza Umbria, su una panchina da cui sarebbe stato prelevato con la forza, il 5 agosto di quell’anno, per essere sottoposto a un trattamento sanitario obbligatorio.

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La Corte d’Appello di Torjno, nel 2020, ha condannato a 1 anno e 6 mesi di reclusione lo psichiatra e i 3 agenti della polizia municipale intervenuti e poi finiti sul banco degli imputati con l’accusa di omicidio colposo. Secondo la ricostruzione, dopo essere stato messo a terra con forza, sarebbe stato ammanettato con le braccia dietro la schiena e tenuto in posizione prona, posizione in cui sarebbe stato caricato in ambulanza, già incosciente. sarebbe morto soffocato poco dopo.

Andrea Soldi, il processo per la sua morte

Il primo grado di giudizio a carico dei 4 imputati, processo risalente al 2018, si è concluso con altrettante condanne a 1 anno e 8 mesi. Il 19 ottobre 2020, la sentenza di appello per la morte di Andrea Soldi ha ridotto di 2 mesi le pene.

C’è stata giustizia ed è quello che ci interessava – aveva dichiarato Cristina Soldi, sorella della vittima, al termine della lettura del dispositivo, come riporta La Stampa. Non si può morire con un Tso. Ora mi auguro che vengano presi provvedimenti disciplinari nei loro confronti, in modo che non svolgano più le loro mansioni. Adesso c’è un’ultima richiesta: che la panchina di piazza Umbria, dove mio fratello era solito sedersi, gli sia intitolata. Così, quando un bambino passerà lì davanti, il papà potrà spiegargli che lì era seduta una persona buona. Che era malata, è vero, ma che non doveva morire“. Renato Soldi, il padre del 45enne, e la sua famiglia non hanno mai smesso di lottare per la verità.

Una targa per ricordare Andrea Soldi

Che non accada mai più“: è la scritta sulla targa dedicata alla memoria di Andrea Soldi sulla panchina dove il 45enne torinese era solito passare la sua giornata. “Questa panchina prima accoglieva tutta la sua sofferenza ed era un porto felice, poi si è trasformata in dolore, tortura e morte. Quando a 20 anni la schizofrenia è entrata a gamba tesa nella sua vita – ha dichiarato la sorella, riporta Ansaha sempre combattuto, non si è mai lamentato o arrabbiato per la malattia, e non è mai stato pericoloso, ha sempre accettato tutto. Questo Tso non doveva avvenire, bastava solo qualcuno che gli stesse accanto e cercasse di convincerlo a prendere il farmaco“.

Dopo la morte di Andrea Soldi, la famiglia avrebbe trovato i fogli su cui lui, da anni alle prese con la malattia, annotava pensieri e riflessioni sulla sua vita, sui suoi legami, sul mondo intorno ai suoi occhi di ragazzo fragile e coraggioso al tempo stesso. Pagine che sono il diario del suo faccia a faccia con la schizofrenia, scritte dal 1991 al 2006, e che sono raccolte nel libro Noi due siamo uno, di Matteo Spicuglia. Una storia che vale per tutte quelle di chi, come Andrea, ogni giorno si alza e combatte.

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ultimo aggiornamento: 12-10-2021


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