Caso Yara: nuove prove contro Bossetti

Nuove prove emergono contro Bossetti in caso dell’omicidio di Yara Gambirasio. Il furgone dell’uomo lasciò Brembate appena la ragazza uscì dalla palestra: prova inconfutabile che l’uomo si trovasse in zona.

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E’ stato individuato grazie a un catarifrangente non di serie montato sul retro, il mezzo che Massimo Bossetti utilizzò la notte in cui venne uccisa Yara Gambirasio. Un’ulteriore prova a dimostrazione, secondo l’accusa, che Bossetti fosse nelle vicinanze la notte dell’omicidio della ragazza.

Le telecamere di Brembate oltre a riprendere l’Iveco furgonato di Massimo Bossetti mentre gira intorno all’abitazione di Yara, ne registrano l’allontanamento appena dopo l’uscita della giovane dalla palestra.

Registrazioni che altro non fanno se non aggravare il quadro indiziario attorno al carpentiere di Mapello accusato di aver ucciso la giovane Yara Gambirasio.

A differenza di quanto aveva affermato l’uomo infatti, Bossetti non aveva alcun motivo di trovarsi a in quella zona per un semplice motivo: quel pomeriggio non era andato nel cantiere del cognato. Dopo la pausa pranzo Bossetti non era più tornato a lavoro.

Ed infatti le tracce della povera Yara si perdono alle 18,47 quando riceve un sms. A quell’ora il suo cellulare si collega alla stessa cella agganciata dal telefonino di Bossetti circa un’ora prima. Le verifiche stabiliscono che l’uomo parlava con il cognato, lui aggiunge che l’ha fatto mentre stava tornando a casa. A smentire la sua versione sono i filmati registrati da più postazioni che dimostrano come in realtà il muratore rimase nella zona fino all’uscita di Yara dalla palestra. Elementi questi che rafforzano la convinzione degli investigatori che stesse aspettando proprio la ragazzina. Dopo averla pedinata l’avrebbe quindi convinta a salire sul furgone e portarla verso il campo di Chignolo d’Isola, dove poi l’avrebbe uccisa.

«Andavo da mio fratello e dal commercialista», si è sempre giustificato il presunto omicida.

Ma le verifiche hanno stabilito che l’uomo frequentava il fratello molto di rado mentre la sua presenza nella zona risulta frequente nelle settimane precedenti l’omicidio.