Caso Emanuela Orlandi: indagini al bivio

Tra pochi giorni la Procura è chiamata a decidere se rinviare a giudizio o archiviare il caso. Ed intanto, il fratello di Emanuela Orlandi afferma: “Sarebbe una sconfitta che fa comodo a molti mentre il Vaticano ha ostacolato le indagini, lo dicono anche i magistrati”

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Il caso di Emanuela Orlandi potrebbe essere archiviato per sempre. Una possibilità inimmaginabile per i fratelli Pietro e Natalina che non possono accettare che, a distanza di 31 anni, cali il silenzio in merito alla scomparsa della loro sorella Emanuela.

La Procura è infatti chiamata a decidere se rinviare a giudizio i sei indagati o archiviare tutto. A parlare è il fratello di Emanuela, Pietro Orlandi:

“E’ proprio questo il motivo che ci ha spinto a scendere in piazza: noi non smetteremo mai di cercare la verità, ma lo Stato non può accettare che venga insabbiato di nuovo tutto. Sarebbe una sconfitta per la giustizia, anche se questa sconfitta farebbe comodo a molti”.

Il riferimento di Pietro al Vaticano è chiaro:

“Non è un segreto che il Vaticano abbia mantenuto fin dall’inizio un comportamento reticente. Non lo dico io, lo hanno detto anche i magistrati che negli anni si sono occupati dell’inchiesta. Quando parlo di atteggiamento reticente parlo di telefonate con i presunti rapinatori il cui contenuto non è stato mai comunicato agli inquirenti e di richieste di rogatorie cadute nel vuoto”.

Da sempre, nel caso di Emanuela Orlandi, il Vaticano ha avuto un ruolo centrale: una telefonata ricevuta dall’allora vice capo della vigilanza vaticana, Raoul Bonarelli, il giorno prima di essere ascoltato come testimone. Bonarelli ricevette da un suo superiore istruzioni su come comportarsi davanti al giudice. “In quella conversazione c’è la prova che la Santa Sede aveva messo insieme un dossier consegnato in Segretario di Stato. Ma quelle carte non sono mai state acquisite agli atti”.

Pietro Orlandi sperava che la situazione potesse cambiare con il pontificato di Francesco, eppure non è stato così:

“Speravamo facesse di più. Ha dato una messa nella parrocchia di Emanuela, a Sant’Anna: una messa cui abbiamo partecipato con la speranza di poterlo incontrare. E lui ci ha detto quella frase, ‘Emanuela sta in cielo’, un’affermazione un po’ pesante se pensiamo che nessuno ne ha mai accertato la morte. In quel momento ho sperato che ci fosse volontà di fare chiarezza e invece il muro si è rialzato”.

Conclude Pietro:

“Mi è stato confidato anche da persone ben informate sui fatti, che in Vaticano – e anche fuori dal Vaticano – c’è chi sa la verità su Emanuela ma fa di tutto perché non venga fuori. Mi auguro che tutto questo faccia parte del passato, e che la magistratura, ora che si appresta a decidere sul destino dell’inchiesta, tuttora in corso con sei indagati non ceda di un centimetro”.