Andreas Muller, il vincitore di Amici si racconta: “Ero un vandalo e bevevo”

Andreas Muller si è raccontato in un’intervista a Gente, a cui ha raccontato del suo passato da ‘vandalo’ e di come si vergognasse di suo fratello disabile.

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Il vincitore di Amici Andreas Muller si è raccontato in una bella intervista al settimanale Gente. Il ballerino si è soffermato a discutere soprattutto del suo passato da ragazzaccio. Andreas, infatti, ha raccontato di essere stato un vandalo, un ragazzo che usciva sempre e beveva molto e che soprattutto si vergognava di suo fratello disabile. Il giovane ha specificato che proprio suo fratello l’ha spinto a ballare.

Andreas Muller: “Fu Daniel a dimi che dovevo ballare!”

Andreas Muller
FONTE FOTO: FB_Andreas_Muller

Queste le parole di Andreas, molto felice della sua vittoria ad Amici: “Da piccolo si ammalò di meningite e da allora non è più stato lo stesso. Quando ero un bambino mi vergognavo di lui. Avrei voluto che guarisse, ma malgrado i viaggi della speranza che mia madre ha compiuto in tutta Italia per sottoporlo al parere di vari medici e specialisti, Daniel non è mai migliorato. All’inizio volevo disegnare. Fu proprio Daniel a dirmi che avrei dovuto ballare, me lo ripeteva mille volte e alla fine gliel’ho data vinta. Mi allenavo tutto il giorno e poi lavoravo, davo lezioni di danza per potermi permettere la retta della scuola e andare avanti”.

Andrea è tornato al periodo buio della sua vita: “Non mi sono nascosto, ho ammesso anche che c’è stato un momento in cui mi stavo perdendo: ero diventato un vandalo, uscivo, bevevo. Poi, una voce interiore si è fatta largo dentro di me dicendomi che potevo farcela, che potevo realizzare qualcosa di bello, risorgere”.

Il ballerino ha poi analizzato quello che spera possa essere il suo futuro: “Non so che cosa desidero che accada ora, non ero preparato a questa vittoria. Di sicuro non vorrei entrare in un corpo di ballo, mi stanco presto della routine. Voglio continuare a studiare, poi si vedrà. Sto contribuendo a fare considerare la danza non solo come una disciplina femminile e ciò mi riempie di gioia”.