Allarme fratture da stress

A volte non serve un unico trauma violento. Può capitare, infatti, che in attività ripetute a carico di una parte del corpo, si verifichino delle microlesioni. Di qui, le fratture da stress.

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Le fratture da stress si verificano quando i normali processi riparativi dell’osso non contengono più le microlesioni che si verificano durante l’attività sportiva.

«Dette anche “da durata” o “da fatica”, queste fratture sono la causa di microtraumi ripetuti nel tempo – spiega Rodolfo Capanna, presidente della Società italiana di ortopedia e traumatologia e primario di ortopedia oncologica e ricostruttiva all’Ospedale Careggi di Firenze – per esempio se si intensifica troppo l’attività sportiva, si aumentano i carichi di lavoro e non ci si concede il giusto tempo di recupero, i meccanismi di rimodellamento osseo non riescono più a “compensare” le microlesioni, con il risultato che l’osso si crepa e causa dolore».20

Le fratture da stress sono frequenti negli sportivi, ma riguardano tutti coloro che, con un’attività persistente, espone una parte del corpo a microtraumi ripetuti.

Le aree maggiormente colpite sono tibia, metatarsi e altre ossa tarsali.

Possono però coinvolgere anche la clavicola (sollevamento pesi, caccia), lo scafoide (corsa a ostacoli, basket, calcio), il perone (corsa, pattinaggio), la tibia (corsa, danza, basket, calcio), i metatarsi (uso di scarpe con i tacchi alti), il calcagno (marcia con scarpe rigide-militari) e il sesamoide (corsa, salti).

La diagnosi avviene tramite una radiografia dell’area interessata dal dolore e, se si evidenzia una piccola crepa nell’ osso, viene confermata la frattura.

Può accadere che la radiografia sia negativa, soprattutto negli stadi iniziali della frattura.  In questi casi, è utile eseguire ulteriori accertamenti per escludere patologie diverse, come infezioni o tumori ossei.

La frattura da stress può essere validamente evidenziata tramite la Tac, la risonanza magnetica, la scintigrafia ossea e la Pet.