Alessandra Canale: nuova Guerra con la Rai

Dopo la battaglia legale degli anni scorsi conclusasi con la riabilitazione al servizio, Alessandra Canale cita nuovamente in giudizio la Rai questa volta per mobbing.

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E’ di nuovo guerra tra la presentatrice Tv Alessandra Canale e la Rai. Dopo la battaglia legale iniziata nel 2003 e conclusasi nel 2010 a favore della conduttrice, una nuova causa è stata presentata dalla Casale contro la televisione di stato, questa volta per mobbing.

La Canale avrebbe denunciato “l’impossibilità di diventare un monumento storico della Rai”, come invece successo ad altre annunciatrici, che a oggi ricevono ancora inviti a programmi e serate televisive.

Inoltre lamenterebbe l’assenza di un camerino per truccarsi prima di andare in onda, e il fatto di non essere stata pienamente reintegrata (lavora infatti solo due ore il mercoledì, dalle dieci a mezzogiorno) nonostante la sentenza della Cassazione datata 2010.

La battaglia legale tra la Canale e la Rai iniziò nel 2003, dopo i tagli all’organico affettuati da Rai2 che aveva coinvolto anche le “signorine buonasera”. La Canale aveva presentato ricorso accolto poi dalla Cassazione che aveva costretto la Rai a reintegrarla nelle sue mansioni di annunciatrice. Ma secondo Gianni Dell’Aiuto, avvocato della conduttrice, l’impegno non è stato preso: oltre a non leggere più gli annunci in diretta, la Casale non può neanche entrare negli studi di registrazione di programmi da lei condotti in passato come ‘Il lotto alle otto’, cosa che le avrebbe causato una sindrome depressiva.

Alessandra Canale ha chiesto alla Rai un risarcimento di 1,2 milioni di euro. La televisione si difende sostenendo che al momento dell’assunzione, nel 1991, la Canale era stata assunta come programmista, e non si può quindi parlare di mobbing. Ora la decisione passa al giudice!

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