A 4 anni dall’omicidio di Yara Gambirasio, la famiglia: “Vogliamo il colpevole non un colpevole”

Sono ormai passati quattro anni dalla scomparsa di Yara Gambirasio. Il legale della coppia:“Abbiamo sempre rispettato il lavoro di tutti e atteso l’esito degli accertamenti, ora aspettiamo il processo, la sede opportuna in cui si assumono le prove”

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Sono passati quattro anni da quando nessuno ha più avuto notizie della giovane ginnasta Yara Gambirasio, che intorno alle 18.30 lasciò il centro sportivo di Brembate Sopra (Bergamo) per percorrere quei 700 metri che la separavano da casa. Ma a casa, quella sera, Yara non è mai tornata.

Era il 26 novembre 2010 quando Yara sparì. Tre mesi dopo il suo corpo senza vita fu ritrovato, il 26 febbraio del 2011, in un campo di Chignolo d’Isola. Quella di Yara è una vicenda che dura da quattro anni e che solo quest’anno è arrivata a una svolta: il 16 giugno di quest’anno, è stato arrestato Massimo Giuseppe Bossetti, muratore di Mapello e padre di tre figli, quello che per la scienza è “Ignoto 1”, l’uomo cioè che ha lasciato le sue tracce genetiche sugli indumenti della povera Yara.

Bossetti, dal momento dell’arresto si è sempre dichiarato innocente, ma oltre alla traccia biologica, c’è la calce trovata nei polmoni di Yara compatibile con il suo lavoro e i tabulati telefonici che collocano nello stesso posto la vittima e il presunto assassino al momento del delitto.

Bossetti, dal carcere, dice di pregare ogni giorno per la piccola Yara Gambirasio e continua ad affermare:

“Non posso confessare ciò che non ho fatto” mentre i genitori di Yara, Maura e Fulvio Gambirasio, sono rimasti sempre fedeli alla compostezza che li ha contraddistinti fin dal primo giorno delle indagini. E anche oggi, con un indagato in carcere, chiedono di conoscere il colpevole dell’omicidio della figlia e non “un colpevole”.

“Abbiamo sempre rispettato il lavoro di tutti e atteso l’esito degli accertamenti, ora aspettiamo il processo, la sede opportuna in cui si assumono le prove – così l’avvocato dei Gambirasio, Enrico Pelillo -. Speriamo si celebri velocemente, per accertare se l’indagato è il colpevole”.